Roma capitale, un bilancio di lacrime e sangue

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Se c’è oggi una persona che riesce a valutare correttamente non solo i numeri ma le complessità del bilancio capitolino è proprio Daniela Morgante, Assessore al Bilancio (prestata dalla Corte dei Conti) che alcuni giorni fa di fronte al declassamento per il 2013 che l’agenzia Fitch ha assegnato a Roma Capitale, ha ammesso che il giudizio espresso dall’agenzia di rating «è la fotografia esatta del quadro economico-finanziario ereditato dall’attuale amministrazione capitolina.»

Certo ereditato, ma con il quale oggi Ignazio Marino deve fare i conti avendone sottovalutato la gravità in campagna elettorale.  Uno scenario che ha richiesto il sostegno e la collaborazione del Governo per trovare  «gli adeguati strumenti normativi e finanziari.» L’assessore una volta risolto il nodo del bilancio di previsione 2013 ha intenzione di «ristabilire criteri stringenti di legalità amministrativa e contabile, primo fra tutti l’approvazione del bilancio di previsione 2014 entro la fine dell’anno, tornando a garantire così il rispetto dei tempi e delle scadenze previste per l’approvazione dei bilanci.»

Un impresa a dir poco ciclopica che intende  «scardinare alla radice il criterio della spesa storica e in tal modo restituire al bilancio il suo vero valore di strumento di programmazione e di controllo della spesa.» Una impostazione di lacrime e sangue che tende a non solo a i guasti prodotti dall’amministrazione Alemanno ma che risale anche alle responsabilità dei precedenti sindaci Veltroni incluso. Quanto questa linea di rigore possa essere gradita dai partiti della maggioranza si vedrà proprio nel corso della discussione del bilancio di previsione per  il 2014. In una successiva nota del sindaco par di capire che Ignazio Marino punti le sue chance di risanamento soprattutto sui tagli agli sprechi delle società partecipate e sulla  revisione dei loro contratti di servizio.

Si tratta di risparmi, come riferisce il sindaco, per decine di milioni, ma l’impostazione della Morgante appare più radicale perché intende  ribaltare la prassi acquisita , almeno nell’ultimo decennio, dei bilanci spendaccioni senza copertura.  Un lavoro che non potrà certo recare benefici, come afferma Marino, entro l’anno prossimo.  E’ in questo contesto che non risulta blasfemo pensare che l’irpef del Comune possa essere aumentata dello 0,5% entro l’anno prossimo. Tanto vale, nell’incertezza, evitare dichiarazioni plateali che potrebbero venir smentite dai fatti anche perché il baratro delle municipalizzate, secondo gli esperti, è ancora tutto da definire, prima ancora di siglare  i nuovi contratti  di servizio.