Ignazio Marino minaccia le dimissioni se Roma Capitale non avrà i soldi dal Governo

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«Marino, senza aiuti me ne vado», così titola oggi Repubblica in cronaca di Roma. Un ultimatum dal sapore ricattatorio che non fa certo onore ad un sindaco appena eletto. Ma si sa, i rapporti del sindaco con la cronaca di quel quotidiano non sono idilliaci negli ultimi tempi.Poi scorrendo le pagine dei quotidiani, ma soprattutto ripercorrendo quanto detto sabato in conferenza stampa, risulta che le cose non stanno così, anche se Linda Lanzillotta su Europa (organo del Pd) apre il fuoco amico invitando il sindaco a risparmiare per poi chiedere i soldi allo Stato.Dicevamo che le cose non stanno così perché quello che chiede Marino non è la luna. Semmai qualcuno potrebbe rimproverare al sindaco di non aver varcato la soglia di palazzo Chigi quando l’assessore Daniela Morgante aveva già ben chiaro il quadro della situazione. Quanto meno avrebbe trovato un orecchio sensibile anziché doversi confrontare, come ha fatto ieri con il ministro alle autonomie locali Graziano Del Rio che sarà pure stato sindaco anche lui a Reggio Emilio, ma che non si sa se manterrà la poltrona o meno.In compenso Ignazio porta a casa la solidarietà della opposizione (deputati, consiglieri, ex sindaco tutti evidentemente pentiti) e probabilmente rinsalda la sua maggioranza impaurita dalla situazione disperata di Atac e delle municipalizzate. Ma cosa vuole Marino per poter chiudere il Bilancio a novembre evitando il rischio del commissariamento? A spanne e senza pretese contabili da parte nostra, risulta abbia chiesto l’aumento della prima rata dell’Imu che il governo è impegnato a restituire ai comuni. Richiesta concordata con altri grandi comuni non ultimo Milano. Operazione che porterebbe in cassa almeno 140 milioni. Poi sblocco di altri 188 milioni dovuti dalla Regione per il Tpl romano, ma congelati per la restituzione del debito sanitario. Un’altra manciata di milioni potrebbero saltar fuori da tagli e risparmi.E po ci sono i 200 milioni di immobili comunali che il vice sindaco Luigi Nieri affiderebbe per la vendita alla Cassa Depositi e Prestiti che rappresenta una posta attiva a bilancio sinché questi non vengano effettivamente venduti. Il totale non torna ancora perché mancano oltre 300 milioni ( a spanne) per coprire il buco accertato di 867.Questa corposa differenza potrebbe venir trasferita alla gestione commissariale del debito capitolino pregresso. Tutte misure che con altre potrebbero venir inserite nella prossima manovra finanziaria del bilancio statale. Il sostegno di tutti i parlamentari romani è garantito. In alternativa resta il ricorso alla leva fiscale con un aumento di mezzo punto di Irpef e qualche altro ritocco. Scelta obbligata che spunterebbe l’arma delle dimissioni di Marino.