Pd Roma, unità apparente ma lotta fra correnti

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In politica spesso le cose non stanno come appaiono, o meglio come si vogliono far apparire sui media. Anzi talora è difficile capire  come mai  i giornali si affannino a riportare notizie politiche delle quali non frega niente a nessuno se non a chi vuol lanciare segnali a destra e manca. Così, tanto per tediare i nostri pochi lettori,  vorremmo segnalare la discrepanze fra quanto riportato oggi dai giornali sulla direzione del Pd romano e quanto invece si vocifera in giro.La storia sarebbe questa. Per due giorni le varie correnti  (eufemismo d’uso, per non dire fazioni) si sarebbero duramente confrontate (altro eufemismo per non dire accapigliate), ma alla fine della danza le agenzie comunicavano che la bossiana quadra era stata trovata nella scelta “unificatrice” del 62enne  Lionello Cosentino, già assessore regionale e senatore. Il nuovo che avanza, almeno nelle intenzioni di Cosentino che oggi rilasciava una lunga intervista a Repubblica. Dalle agenzie risultava poi che le pretese eccessive  dell’ala bersaniana/dalemiana rappresentata dall’on Marroni,  sarebbero state respinte dalla maggioranza nella quale sarebbero confluiti anche i marroniani sconfitti.LEGGI ANCHE: Pd Roma, corsa alle candidature da Cosentino a GiuntellaNon solo, il capogruppo in Consiglio Francesco D’Ausilio faceva sapere con un toccante comunicato di non aver mai aspirato  alla segreteria cittadina e di star bene dov’è come capogruppo. Corre voce invece che alla segreteria ci teneva eccome, tanto che i marroniani avevano  già in mente per sostituirlo  la giovanissima ( ma di collaudata fede dalemiana) vicecapogruppo Giulia Tempesta.  Gli altri candidati fra i quali Tommaso Giuntella e Lucia Zabatti apparivano come comparse di un gioco già deciso. Deciso da chi?Ovviamente dal solito Goffredo Bettini, ormai scatenato nella sua campagna congressuale contro le correnti e  le attuali grandi intese di governo, che intenderebbe rimettere il suo sigillo  sul partito romano per scalare vette nazionali ben più ambiziose in vista della probabile segreteria di Matteo Renzi. Ci rendiamo conto che la stiamo raccontando in soldoni, ma noi siamo molto pop e poco sensibili alle alchimie del potere. Non è invece una alchimia, ma un fatto acclarato, che il Pd a Roma conta 10.000 iscritti con un certo numero di circoli alcuni dei quali, fra i più forti, in Acea, Atac ecc. Tutta gente che farà davvero il congresso senza le plateali adunate delle primarie dove il vincitore è sempre garantito prima.Questi attivisti, pochi o tanti che siano,  faranno il congresso ed eleggeranno il nuovo segretario cittadino. Tutti con Lionello allora? Se così non fosse si procederebbe ad uno scontro ‘verticale’ per il quale ogni corrente proporrebbe il suo candidato. Con la sorprendente eventualità che alla fine della fiera potrebbe spuntarla, grazie ad una convergenza pilotata, il 28enne Giuntella. E’ allora chiaro che vincerà la partita chi controlla il partito e le tessere, la macchina (non più tanto gioiosa) da guerra. Il resto, poesia, perché anche il congresso nazionale si deciderà sul nome di Matteo e sulla permanenza o meno al governo. Poca roba, ma strategica. Il resto, poesia.