Telecom, dipendenti di Roma: «Giù le mani dai comparti italiani»

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Stupore, rabbia e paura. Sono i sentimenti dei dipendenti della Telecom a pochi giorni dall’accordo con il gruppo Telefonica spagnolo. Nella capitale sono circa 12.000 le persone impiegate nelle sedi di Val Cannuta, Parco dei Medici, Pomezia e via Cristoforo Colombo. Proprio in quest’ultimo edificio questa mattina si era acceso un curioso dibattito tra alcuni lavoratori in pausa pranzo. Opinioni contrastanti tra i soliti disfattisti e i silenziosi scettici. «Forse è ancora presto per parlare – dice Guido. Non le nascondo però una certa preoccupazione. C’è davvero da aspettarsi di tutto a questo punto e le altre esperienze italiane purtroppo insegnano». «Non vorrei ci ritroviamo come quei lavoratori del servizio delle Iene di ieri – dice Giovanna – che dall’oggi al domani si sono ritrovati spostati in un’altra nazione». «Esagerata», gli fa eco un gruppetto in disparte. «Ma ti pare che ci spostano?» «La verità – controbbatte Gianni – è che l’Italia sul fronte delle telecomunicazioni ha perso la sua grande occasione. Non si investe più, scarseggiano gli ingegneri e le competenze vanno all’estero. Credo – aggiunge – che bisogna riflettere su questo per il bene di questa azienda». Del resto degli oltre 25 mila dipendenti della Sip, oggi ne sono rimasti esattamente la metà. Ma solamente tre anni fa erano 3 mila in più. Secondo i sindacati, le condizioni di lavoro negli ultimi tre anni hanno subìto un drastico peggioramento. «Vigileremo sulle conseguenze per i lavoratori» ha annunciato il presidente della Regione, Nicola Zingaretti. «Siamo molto preoccupati per il nuovo quadro societario. Abbiamo già chiesto al governo Letta di mettere in campo tutti gli strumenti di vigilanza» ha sottolineato Daniele Leodori, presidente del Consiglio regionale. Preoccupazioni anche dal ministro. «Ora pensiamo a tutte le politiche necessarie per evitare eventuali danni – ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato lasciando Montecitorio. Ad esempio, dobbiamo garantire che la rete fissa rimanga sotto il controllo italiano e dobbiamo evitare che l”attività di compravendita non danneggi l’occupazione. Io sto lavorando su questo». cs