Case Roma, comitati sotto il Campidoglio contro la chiusura dei residence

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«La lotta per la casa non accetta i tuoi 700 euri, Roma si barrica, La casa popolare è un diritto, sindaco non pagarci l''affitto». E ancora: '«Marino l''emergenza casa non si fermerà finche'' risposta non ci sarà». Sono gli striscioni in piazza del Campidoglio che espongono le ragioni dei Movimenti per il diritto all'abitare, che in circa un migliaio, tra fischietti, tamburi, trombette e bandiere stanno manifestando sotto Palazzo Senatorio. Il motivo è semplice: "No alla chiusura dei residence, a meno che non ci siano già le case", spiega all''agenzia Dire uno dei portavoce della protesta, Luca Fagiano. «Vogliamo alternative concrete se si devono chiudere i residence, e anche lo stop a sfratti e sgomberi. Se non una moratoria, almeno una marcia indietro da parte del sindaco Ignazio Marino dopo quanto emerso dall''incontro con il prefetto della settimana scorsa ("Marino ci ha chiesto legalita'', e gli sgomberi delle occupazioni ne fanno parte" aveva detto il prefetto Giuseppe Pecoraro, ndr)». E così i movimenti hanno chiesto che una delegazione venga ricevuta in Campidoglio. "Non dal sindaco, che ci dicono stia andando a Milano, e neanche dal vicesindaco Nieri che ancora non ci risponde alle nostre richieste". A incontrare i manifestanti sara'' l''assessore alla Casa, Daniele Ozzimo, "che ci ha dato la sua disponibilita'', insieme ai capigruppo della maggioranza".

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Come convocato da un invisibile tam tam il popolo dei residence per l'emergenza abitativa si è raccolto sotto il Campidoglio, più preoccupato che rabbioso. Spaventato da quella proposta, già fra i punti qualificanti della sua campagna elettorale di Ignazio Marino, di assegnare a ciascuna delle circa 1600 famiglie ospitate in quei ghetti euro 700 mese per pagarsi l'affitto di una abitazione più dignitosa. Che tale proposta di publica carità preveda un risparmio al Comune di almeno 15 milioni interessa ben poco a questa gente che fa del disagio la sua normale condizione di vita: sfrattati senza casa, homeless di lungo corso, tossici in recupero, pregiudicati ai domiciliari che nei residence hanno eletto domicilio, famiglie colpite nell'abitazione da eventi imprevisti, anziani soli  e tanti altri ancora. Un popolo dolente e rassegnato che lo stesso Rosi schizza efficacemente in sacro GRA nella figura del nobile decaduto ormai sul lastrico con la figlia che cerca l'amore su facebook  e nella signora sola che dalla finestra scruta permanentemente il vuoto di un panorama suburbano dalle finestre che di sera le occhiaie vuote  di un grigio cubo di cemento. Un popolo spesso difficile da trattare, in abitazioni provvisorie che in qualche caso vive ai margini della legalità. Ma un popolo che oggi teme di doversi garantire un tetto sopra la testa grazie alla generosità (interessata) del Comune che gli dice; ecco i soldi, vai con le tue gambe che starai meglio. Così mentre i costruttori che oggi affittano 45 metri quadri pagati talora dall'amministrazione anche 1500/ 2000 euro mese, vedono sfuggire una fonte di reddito sicura, gli 'ospiti' sentono il morso della paura.

Paura che nessuno gli affitti un appartamentino periferico (talora oltre il GRA), paura di non trovarlo, fatica nel trovarlo e soprattutto il dubbio: ma quanto durerà questo sussidio, due anni, tre anni e poi? Così si raccolgono sotto il Campidoglio per avere rassicurazioni che nessuno può  dare loro in eterno. Vittime di una crisi cronica di alloggi popolari, di graduatorie infinite nei numeri e negli anni d'attesa. Loro che sono uno dei sintomi dei mali che affliggono la città metropolitana. In fondo quel residence spesso malandato, mal governato nei servizi, ai margini della normale vita di tutti noi, è la loro instabile sicurezza. Questa testata giornalistica, così come altre, ha spesso denunciato la speculazione, gli interessi non chiari che  talora attraversano le foreste individuali dell'emarginazione. C'è chi ci ha guadagnato e ci guadagna, ma non loro che in quei 45 metri quadri sopravvivono, anzi galleggiano in acque spesso non limpide. Sarà difficile l'operazione voluta da Ignazio Marino, forse più difficile che far cadere la sua mannaia sui vertici delle municipalizzate inquinate da anni, tanti anni di parentopoli). Molti di quei dirigenti se ne andranno (se mai se ne andranno) con pingui risarcimenti in tasca, questi se ne andranno con 700 euro mese (a tempo determinato). Per questo varrà la pena  ascoltare le voci che oggi si sono levate da questa gente che è comunque popolo. Così fra le voci pretestuose di chi nei residence ci campa gratuitamente bene (magari con i suoi traffici) ne ascolterà, tante altre di disperazione, sconforto e solitudine. In fondo è stato lui, Ignazio Marino, a dichiarare in campagna elettorale che d'ora in poi nessun cittadino dovrà più sentirsi  solo.

Giuliano Longo