Roma Multiservizi, il buen retiro di Panzironi dopo le fatiche di parentopoli

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Nel turbillon di nomine, conferme e nuovi incarichi nella burocrazia capitolina  (che Cinquequotidiano.it ha seguito con particolare attenzione in questi giorni) c'è chi resta, chi torna, chi viene promosso, ma c'è anche chi incombe, inamovibile, immarcescibile, aggrappato allo scoglio della propria poltrona come la Concordia sino all'altro ieri. Parliamo di Franco Panzironi esponente di punta dell'ancien regime di Alemanno, presidente della Mutiservizi. La  società, controllata al 51% da Ama, provvede alla pulizia di scuole, verde pubblico, cimiteri e con i suoi 3.500 addetti ha sempre rappresentato  una riserva di caccia per gli appetiti dei politici.

Qualcuno la definisce un carrozzone che potrebbe essere tranquillamente reintegrata nella casa madre, ma di questo non si parla.  Si chiede invece, con una mozione del gruppo Pd, che verrà presentata giovedì in Consiglio, la revoca immediata del ragionier Panzironi dalla carica di presidente della Multiservizi. Quanto questa mozione possa sconvolgere  il ragioniere è tutto da vedere perché Franco se ne andrà con una lauta liquidazione a scadenza del suo mandato. E poi Panzironi è notoriamente attento agli emolumenti. Qualcuno ricorderà che fino al settembre 2010 Panzironi fu amministratore delegato di Ama e contemporaneamente presidente della Multiservizi, dalla quale si dimise dopo la denuncia del Pd sul doppio incarico e il doppio stipendio. Infatti all'Ama percepiva  più di 380mila euro anno  e altri 165.187 alla Multiservizi, per un totale di 545.287 euro.

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Nell'autunno del 2011 Panzironi viene comodamente parcheggiato  in Multiservizi  dopo lo scandalo di Parentopoli che gli procurò un rinvio a giudizio. Allora se ne andò mestamente nel dorato esilio confidando agli intimi di essere "stanco di fare da capro espiatorio", e di sentirsi abbandonato dal sindaco Alemanno. Eh si, perché il ragioniere era stato insieme a Riccardo Mancini e all' ex assessore alla cultura Umberto Croppi, uno dei king makers del successo di Alemanno nel 2008. Lui era l'uomo della cassa, grazie anche al suo ruolo in Nuova Italia, la fondazione che probabilmente non produceva solo elaborazione politica. La sua liason con Gianni viene da lontano, da quando Alemanno era ministro delle politiche agricole dal 2001 al 2006. Lui, come tanti altri poi assunti anche in ruoli dirigenti nel Comune e nelle partecipate, ce lo troviamo al vertice dell'Unire l'ente preposto alla promozione delle razze equine. Con lui, altro cavallo di razza, anche Raffaele Marra recentemente confermato da Ignazio Marino alla supervisione del bilancio delle partecipate. Il ragioniere fu amico, sodale, esecutore e uomo di fiducia dell'ex sindaco colpevole 'solo'  di essersi allargato un po' troppo nelle assunzioni, forte del rapporto privilegiato con la Cisl.

Già, parentopoli. Pare quasi caduta nell'oblio, eppure nessuno ci ha ancora detto quanto abbia contribuito ad assestare il colpo finale alle municipalizzate. Questi conti ormai non li fa più nessuno perché in un Paese serio comporterebbero una azione di responsabilità contro gli amministratori. Troppo complicato e forse pericoloso. Mandiamoli in pensione, possibilmente senza preoccupazioni per la loro vecchiaia.

gl

 

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