Più di un anno per sfrattare il marito della Polverini, mentre in migliaia restano senza casa

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La casa Ater affittata al non certo indigente ex marito di Renata Polverini aveva fatto scandalo già l'anno scorso dopo che la notizia era apparsa nelle cronache romane di un quotidiano: c'è voluto quasi un anno e ben due tornate elettorali (Regionli e il Comune) perché i vigili si facessero vivi e procedessero allo sgombero. Possibile, si chiederà qualche lettore, che occorra attendere i tempi del mutamento politico per por riparo ad una palese ingiustizia?

Pare proprio di si, il che non è confortante per chi crede che la legge sia uguale per tutti. Poi nel corso della giornata veniamo a sapere da  Renato Panella, direttore generale dell'Ater, che sono pronti altri 600 decreti di sgombero per altrettante persone prive di requisiti che giacciono in Comune e a cui il direttore si augura  venga dato seguito quanto prima. Era ora, se si considera le migliaia di persone regolarmente iscritte alle liste del Comune che avrebbero legittimamente diritto all'alloggio popolare. Una goccia nel mare soprattutto in considerazione del vertiginoso aumento degli sfratti dovuto anche alla recessione economica che prende questa città alla gola. Ma tant'è. Solo che l'esecuzione degli sgomberi dipende dalla disponibilità di inviare la forza pubblica.

Orbene, mentre pare ormai che l'attenzione dell'opinione pubblica si concentri sull'abolizione dell'Imu, resta il fatto che il fabbisogno di case a fitto calmierato per Roma ammonti ad un minimo di 50.000 alloggi, molti meno di quelli sfitti che la rendita trattiene per tempi migliori allo scopo di applicare i prezzi di mercato che nelle grandi città sono notoriamente esosi. Le statistiche dicono che negli ultimi mesi l'onere delle locazioni avrebbe subito un leggero calo, ma proprio leggero leggero. La verità è che un piano di lungo termine per l'edilizia popolare o calmierata in questa città non è mai esistito nemmeno ai tempi delle giunte di sinistra mentre a Milano le giunte riformiste (e non solo) avevano avviato le costruzioni di quegli sin dagli anni 60, tanto che oggi vengono riscattati dagli.

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Intanto Ignazio Marino è alle prese con la promessa elettorale di chiudere i residence degli sfrattati per assegnare loro una somma forfettaria che gli consenta di locare un alloggio. Oggi apprendiamo che la Giunta ha approvato un provvedimento per il  superamento del sistema dei residence. Tocca vedere come la prenderanno i costruttori che queste case cedono al Comune con fitti che spesso superano i 2000 euro mese, compresi i servizi. Tanto più che molti contratti con i costruttori furono rinnovati dalla Giunta Alemanno sino al 2016, senza che dalla opposizione di allora si levasse almeno un gridolino. Esamineremo il provvedimento ma l'impressione che la sua attuazione non avrà tempi rapidi.

Giuliano Longo