Marino pedala per Roma ma pensa alla sua giunta

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Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, non perde occasione per manifestare le sue intenzioni ecologiste e inaugura il new look da ciclista. Viaggiare su due ruote non rappresenta una novità in assoluto, ricordando Rutelli che per un certo periodo (prima che i vigili lo dissuadessero) girava in motorino. Anche Gianni Alemanno utilizzava lo scooter qualche volta per stanare le mignotte facendo elevare inutili verbali. Comunque sia ieri, sotto il sole cocente, Marino si è fatto una bella girata per Roma.

Lui, rigorosamente in giacca e cravatta, scortato da due allenatissimi pedalatori urbani, in maglietta e pantaloncini. Dall’Altare della Patria, a Porta San Paolo, dalle Fosse Ardeatine, sino alla Sinagoga, luoghi simbolici di una Roma che ha sofferto per le sue libertà democratiche. Nessun rombo di moto, nessuna sirena spiegata, nessuna macchina blu, ma un modesto tour sulle mountain bikes municipali. Bianche per la precisione. Si dà il caso che girando in bici (meglio se a piedi) siano ben più visibili le magagne e le inefficienze della Capitale. Così capita che ieri mattina il sindaco ha sorpreso alcuni operatori dell’Ama che mettevano bottiglie di vetro nei cassonetti dell'indifferenziata invece che in quelli blu dedicati al vetro.

Raccontano le agenzie che a quel punto Marino si sia fermato, “non con spirito punitivo”, ma abbia chiesto, con tanto di autorevole fascia tricolore, cosa stessero combinando. «Loro – ha aggiunto il primo cittadino – si sono un po’ (sic) sorpresi vedendomi. Io gli ho detto che dobbiamo dare il buon esempio per i cittadini e che non ci possiamo permettere di gettare decine di bottiglie di vetro nel contenitore sbagliato. Loro hanno capito e credo che questo servirà affinché questi episodi non si ripetano. Spero anche che la dirigenza faccia attenzione, perché Ama deve dare il buon esempio».

Quanto la dirigenza dell’Ama (tutta di nomina alemanniana) abbia potuto apprezzare gli intenti pedagogici del sindaco professore, non è dato sapere. Pare tuttavia che qualche superpagato dirigente, in preda al panico, si sia aggrappato disperatamente alla poltrona temendo l’epurazione imminente nonostante le precedenti rassicurazioni del sindaco. Il pericolo per molti municipali di alto livello è che il sindaco con il caschetto prenda il brutto vizio di ficcare il naso dappertutto. E se si appostasse alle fermate degli autobus dove donne, bambini e anziani attendono invano, spossati da caldo, l'autobus che si chiama desiderio? Se piombasse improvvisamente, con furtiva pedalata, sugli orridi camioncini ristoro della famiglia Tredicine proprio davanti ai monumenti più significativi della città? E se facesse lo slalom fra tavolini e commercianti abusivi del centro? Se pedalasse sino alle lontane periferie per controllare lo smaltimento della monnezza e l’illuminazione loculare?

Si rassicurino tutti, per ora il sindaco ha altro cui pensare. E poi Roma non è Amsterdam o Bologna, site in pianure feraci. Qui, nella città pigra e sedentaria dei Sette Colli o ti fai i polpacci come Hulk o molli la bici. Marino ora sta pensando alla costituzione della sua giunta. E’ vero che lui aveva promesso di indicare alcuni nomi addirittura prima del ballottaggio, ma ieri ai giornalisti ha spiegato che non mette limiti temporali, e vorrebbe chiudere nel tempo più breve possibile «perché la città ha bisogno della Giunta per tutte le sue urgenze». Poi ha assicurato che avrebbe dedicato il resto della giornata a valutare curricula e figure per selezionare persone competenti, incluse le donne per le quali già disporrebbe di un fitto carnet di nomi.

Legittima pausa di riflessione dopo tanto e salutare moto fisico. Non che Marino viva in una sorta di isolamento monacale, anzi l’altro ieri ha ricevuto Patanè e Gasbarra rappresentati del Pd cittadino e regionale raggiungendo un accordo se non sui nomi, almeno sui numeri. Qualche gola profonda assicura che sui 12 assessori almeno 4 (o forse più) dovrebbero spettare al Pd e uno a Sel. Gli altri 6 o 7 dovrebbero essere tecnici o esperti, i cui nomi sono già circolati in questi giorni. I 4 assessori in quota Pd, se già eletti in Consiglio, lascerebbero il posto a qualcuno degli ultimi dei non eletti con soddisfazione della maggioranza. Questioni importanti, certo, ma che non suscitano palpiti fra un’opinione pubblica che per il 50% ha dimostrato di essere lontana, indifferente, se non ostile alla politica. Forse, nemmeno le pedalate riusciranno a smuovere tanto paludoso torpore. Lui, Marino, ci prova, ma tanto dovrà ancora pedalare (questa volta in senso metaforico) per ridare dignità a questa metropoli.

Giuliano Longo