Colosseo bloccato dai ricorsi: per l’inizio dei lavori rischio slittamento a settembre

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Potrebbe rischiare di slittare a settembre l'inizio del restauro del Colosseo. Annunciata due settimane fa dal direttore dell'Anfiteatro, Rossella Rea, per la prima settimana di luglio, la prima tranche dei lavori potrebbe dover attendere la decisione del Consiglio di Stato sul ricorso della ditta Lucci, la seconda classificata nella gara vinta dalla società Gherardi.

Questa mattina, l’ultima udienza davanti ai giudici di Palazzo Spada si è risolta con la richiesta delle parti di spedire la causa in decisione. «Il tempo medio di pubblicazione delle sentenze è di circa un mese», hanno spiegato gli avvocati all'agenzia Dire. Se così fosse, il nome della ditta aggiudicatrice dell’appalto da 8 milioni di euro potrebbe già essere ufficiale a metà luglio. Già: si fa per dire, perchè anche nella migliore delle ipotesi si corre il rischio che i tempi della giustizia facciano slittare il restauro alla fine del mese prossimo. Ma a una condizione: che per quella data sia già arrivato l’esito di un altro ricorso che giace nelle stanze di Palazzo Spada da oltre due mesi: quello presentato dal Codacons contro la sponsorizzazione del restauro da 25 milioni di euro del gruppo Tod's.

Nonostante l‘ultima, e conclusiva, udienza del Codacons risalga al 16 aprile, a oggi ancora non è stata pubblicata la sentenza che deve decidere se concedere il via libera alla sponsorizzazione oppure no. Un “precedente”, quello dell'attesa di due mesi, che potrebbe rischiare di ripetersi anche per la sentenza che riguarda le ditte. In questo caso, allora si dovrebbe aspettare metà agosto solo per vederla pubblicata – senza contare la particolarità del mese in questione – e presumibilmente settembre per vedere il Colosseo avvolto dalle prime impalcature.

Lo scenario potrebbe cambiare radicalmente soltanto se la Soprintendenza e il ministero per i Beni e le Attività culturali decidessero di non attendere le sentenze della giustizia amministrativa e di dare priorità all'urgenza degli interventi di questa prima fase che prevede la progettazione esecutiva, l’esecuzione del restauro del prospetto settentrionale e di quello meridionale del Colosseo e la realizzazione delle cancellate poste a chiusura dei fornici del primo ordine. Finora, nonostante il parere del Tar, la Soprintendenza ha atteso le decisioni definitive del Consiglio di Stato seguendo quello che gli esperti in materia di appalti pubblici chiamano “buonsenso”. Far partire i cantieri, dicono molti addetti ai lavori, e poi vederseli bloccare comporta anche una perdita in termini economici. E per il Colosseo, la perdita non sarebbe solo di soldi, ma soprattutto di immagine. (Dire)