Si chiude bottega: Capitale strozzata dalla crisi

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Dopo l’incontro tra il presidente del Consiglio Enrico Letta e i ministri del Lavoro e dell’Economia di Francia, Germania, Italia e Spagna per sancire uno sforzo comune nella lotta contro la disoccupazione, l’orgoglio di Roma, divenuta, secondo quanto detto dal presidente del Consiglio, «la capitale della lotta degli europei a favore del lavoro» sembra essere smorzato dalla scure di una crisi che incalza in modo sempre più vistoso sferzando vari settori dell’economia cittadina con conseguenze preoccupanti.

Numeri e cifre descrivono un panorama inquietante che vede soccombere le risorse più preziose di una realtà cittadina che ha da sempre intravisto nel commercio, nelle boutique alla moda, nel turismo, nel settore edilizio, i rassicuranti baluardi di un’economia fiorente. Saracinesche di storici negozi abbassate definitivamente, aziende che chiudono i battenti, attività commerciali deserte, saldi anticipati in molti negozi del centro storico, sono le conseguenze di una realtà economica quasi al collasso.

«Un'altra Bottega Storica chiude per il caro affitti: a Roma non si riesce a fermare l'emorragia che sta dissanguando l'anima migliore del suo commercio e dell'artigianato di antica tradizione». Con queste parole il presidente dell'associazione Botteghe Storiche di Roma, e responsabile di Cna Città Storica, Giulio Anticoli, denunciava la chiusura della Bottega Storica "Pelletteria Piferi", fondata nel 1934 e attiva in via Federico Cesi da tre generazioni. Così, sferzate da canoni altissimi, le piccole fucine romane della creatività artigianale soccombono, riducendosi, solo a Roma, a 2000 laboratori rispetto ai 5000 del 1991. Una serrata forzata, quella imposta dal vigoroso braccio della crisi, che si insinua anche tra gli esercizi commerciali di molti quartieri residenziali, falcidiando, alla Balduina, la salumeria artigianale a gestione familiare di Largo Maccagno, i negozi più alla moda come Lemlo in via Martini, gli store di abbigliamento Maxi taglie, Every e Newman, ma anche molti negozi antiquari di via dei Coronari, l’ex sede di Osvaldo Testa in via Borgognona, gli empori Blunauta. Una “caporetto” quella dei più noti baluardi dello shopping che lascia il posto a numerosi negozi di sigarette elettroniche e a qualche ristorante.

La situazione non migliora sul fronte delle aziende. Sono circa 150, di cui 100 solo a Roma, gli addetti della multinazionale statunitense Avis Autonoleggio, vittime delle procedure di licenziamento giustificate dal management con un trasferimento delle attività in Ungheria e Spagna. «È impensabile che gli interessi societari che naturalmente una SpA persegue – afferma in una nota Alfredo Ferrari, Vicepresidente della Commissione Bilancio del Comune di Roma – debbano contrapporsi sempre alla tutela dei livelli occupazionali. Una soluzione del genere non solo significherebbe colpire centinaia di famiglie, ma con la delocalizzazione delle imprese si impedisce al circuito produttivo ed occupazionale di tornare ad essere vivo». Dalle aziende l’ombra della crisi si estende anche sui colossi delle banche. Entro giugno saranno 10 le agenzie Unicredit soppresse nella Capitale, tra cui le storiche sedi di piazza di Spagna e Trastevere.

Intanto il gruppo bancario Desio Brianza e Desio Lazio, con 22 sportelli sul territorio regionale, manda in prepensionamento volontario un centinaio di dipendenti, chiedendo ai dirigenti di rinunciare ai propri incentivi e tagliando le consulenze esterne al fine di risparmiare 13 milioni di euro. A completare il quadro si aggiunge la chiusura, solo su Roma, di 19 su 48 agenzie della banca inglese Barclays. «Esuberi, licenziamenti e chiusure forzate anche nel sistema bancario – commenta il segretario generale della UIL di Roma e del Lazio, Pierpaolo Bombardieri – confermano che la crisi che stiamo vivendo è oltremodo grave. E lo è soprattutto nella nostra regione, che è tra quelle con la maggior incidenza percentuale di filiali sul territorio (circa 3000) e pertanto tra quelle più colpite dai tagli».

Samantha De Martin