Roma, a destra è il momento di critiche e vendette

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E’ ormai una regola aurea a destra come a sinistra, ma ogni volta che si perde una qualche competizione elettorale cominciano i regolamenti di conti e le critiche che nel Pd portano immancabilmente alla sostituzione di un segretario dietro l’altro e a destra cozzano contro l’inamovibilità di Berlusconi. Anche la sconfitta di Alemanno ha messo in moto la macchina delle recriminazioni, come al solito a posteriori.

Fra i più critici il deputato dei Fratelli D'Italia Fabio Rampelli, che con i sui “Gabbiani” fu uno degli artefici della vittoria di Alemanno prima e poi ne condivise le responsabilità nel governo della città. Secondo l’onorevole «non c’è stata discontinuità rispetto al passato come si aspettavano tutti i militanti della destra» e chiede una profonda autocritica da parte dell’ex sindaco per potergli riservare ancora un ruolo in politica. Francesco Storace, in polemica con il Cavaliere, osserva che dalle larghe intese in poi l'elettorato di destra ha voltato le spalle. E fa sapere che con Giorgia Meloni “in testa” stanno lavorando «ad un progetto di destra che torni ad appassionare gli italiani» nel quale Alemanno non sembra avere molti spazi, e adombra la possibilità di una nuova «forma partito».

Questa la posizione di una destra che da tempo tenta di smarcarsi dal Pdl. Molto più cauto il senatore pidiellino Andrea Augello che invita a trovare rapidamente le sedi opportune per discutere sulla sconfitta alle amministrative. Anche Gianni Alemanno getta acqua sul fuoco e parla di una opposizione che non sarà «distruttiva a priori come faceva la sinistra (ma che sarà anche) forte e dura quando servirà». Intanto corre voce che da Viterbo e dai territori in cui è più forte l’influenza di Antonio Tajani (vicepresidente della Commissione Ue), starebbe per partire una raccolta di firme per un cambio ai vertici del partito regionale.

«Mi posso preoccupare di una raccolta firme? Ma siamo seri – diceva ieri l’attuale coordinatore regionale Vincenzo Piso – posso pure farmi da parte, ma i problemi resteranno lo stesso». Riunioni, per ora, non ne sono state convocate ma è probabile che entro lunedì lo show down avverrà. Anche il coordinatore romano Gianni Sammarco, ex di Forza Italia è nei pensieri di chi vorrebbe un radicale cambio dei vertici. Al suo posto spunta il nome del giovane consigliere regionale ed ex capogruppo Pdl in Consiglio Regionale, Luca Gramazio. Ma al momento quella che ha meno prospettive di potere nel partito è proprio la componente di Tajani e di Antonello Aurigemma, che non ha totalizzato nemmeno un consigliere in aula Giulio Cesare. Ma Piso è convinto sia arrivato il momento di un confronto vero. «Andiamo pure alla conta, la realtà emergerà in modo clamoroso».

Dove la conta potrebbe avvenire solo nel corso di un regolare congresso, forse a ottobre, che il Pdl non ha mai tenuto. Fra i tanti perdenti un vincente, anzi una vincente c'è. Parliamo di Sveva Belviso, 40 anni, vicesindaco uscente che al IX municipio ha raccolto oltre 11.000 preferenze. Sveva ieri si sfogava così sul quotidiano Libero di Belpietro: «Basta, non diamo la colpa agli elettori se non ci hanno votato. Il quadro dirigente si deve rimettere tutto in discussione». E aggiungeva, lei che ha sempre fatto riferimento alla componente augelliana, «bisogna dire addio alla logiche delle componenti, perché non ha dato un arricchimento culturale al dibattito, è servita solo a spartirsi i posti». Salvo poi ammettere che «a volte c’è stato un livello culturale non all’altezza di una città come Roma. Sono state fatte delle scelte appunto legate a quella logica di corrente, di appartenenze». Intanto Alemanno ripete «mi prendo tutte le responsabilità » con il rischio di perdere anche il posto da capogruppo.

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