Nuovi Municipi, cambio di sedi e poteri: il caos dopo la riforma

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Terminati i brindisi, ammainate le bandiere e finito di sorridere ripetendo quel termine, «cappotto», che a Roma sta spopolando dopo che il centrosinistra ha conquistato non solo il Campidoglio ma anche tutti e 15 i municipi, ora inizia una partita che si preannuncia non facile da giocare per Marino e i minisindaci: governare la Capitale.

Oltre al formale passaggio di consegne fra il neo primo cittadino e quello uscente, Gianni Alemanno (Pdl), il banco di prova importante per gli eletti sarà proprio quello che riguarderà i municipi. La loro riforma, approvata all’inizio del marzo scorso dall’Assemblea capitolina, andrà infatti a regime. Al tempo Alemanno salutò con favore la nuova mappatura geopolitica di Roma, ora divisa non più in 19 ma in “sole” 15 aree: «Questo taglio consentirà un risparmio annuale che fra gettoni di presenza dei Consiglieri e riorganizzazione degli uffici giungerà a una cifra oscillante fra i 15 e i 20 milioni di euro».

Da subito ci fu chi manifestò meno entusiasmo per l’accaduto, come l’ex numero uno del I municipio, Giuseppe Lobefaro, il quale parlò di una «grande bufala», che di fatto «aumenta le poltrone degli amministratori locali. Si riducono i municipi da 19 a 15 – attaccò Lobefaro – ma decidendo di aumentare il numero di assessori municipali da 4 a 6 si porta il numero degli amministratori dai 95 attuali ai 105 dopo la riforma». Tutto ciò «per soddisfare le esigenze dei partiti alle prese con i complicati calcoli delle alleanze». Polemiche a parte, la riorganizzazione del territorio non sarà indolore per coloro che sono chiamati a dover amministrare la città. Il VII municipio (unione fra il IX e il X), che sarà guidato da Susi Fantino, conta circa 320mila abitanti. Più o meno quanti ne fa registrare tutta Bologna. L’VIII, che coincide con l’ex XI, 140mila, il I (ex I più XVII) 200mila.

Più che minisindaci, i nuovi amministratori saranno quasi dei primi cittadini, visto che – per esempio – avranno una maggiore autonomia finanziaria e la gestione del verde, affidata in passato all’assessorato comunale all’Ambiente. A maggiori poteri corrispondono però anche numerose note dolenti, soprattutto per come si sono svolte le operazioni di approvazione della nuova mappatura.

Dice Andrea Catarci, presidente dell’VIII municipio: «Il sindaco Alemanno doveva intavolare una discussione fra i municipi e il Campidoglio per capire quale fosse la reale modifica territoriale che sarebbe servita alla città. Però si è sempre rifiutato e gli accorpamenti sono stati decisi autoritariamente. Per quanto riguarda il mio municipio – spiega Catarci – ci sarà solo un mutamento “nominale”: il territorio da amministrare resterà lo stesso ma dovremo aggiornare la segnaletica interna ed esterna, i passi carrabili, le concessioni, le utenze telefoniche… Il che porterà ad uno sperpero di risorse, principalmente economiche, superflue, quando l’intento dichiarato di questa iniziativa era il risparmio. Chiederò a Marino di verificare se è possibile bloccare il provvedimento, facendo in modo che i municipi conservino le loro denominazioni “storiche” ». Secondo Fantino (VII), nell’approvare la riforma «è mancata una qualsivoglia idea di città».

Di conseguenza, «gli accorpamenti sono stati fatti sulla carta. Quello che mi troverò ad amministrare diventa il municipio più popoloso di Roma, con due Asl e un numero di abitanti cospicuo, che arriva a toccare i 350mila se consideriamo anche i non residenti. Volendo guardare il lato positivo della vicenda – prosegue Fantino – possiamo auspicare che il cammino verso il decentramento amministrativo e l’assunzione di maggiori poteri e autonomia sarà più rapido». Da un punto di vista “logistico”, conclude la neopresidente del VII municipio, «se è vero che il consiglio è unico e dunque la parte politica è ridotta, dall’altra i cittadini non sono spariti. I servizi da erogare loro dovranno essere garantiti su tutto il territorio, raggiungendo quella parte oltre il Gra che ancora non è sufficientemente servita».

Giorgio Velardi