Campidoglio, il valzer dei nomi

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Mentre Alemanno soffocava il suo disappunto fra le braccia del fedelissimo segretario Antonio Lucarelli (come documentato da alcune foto), Ignazio Marino festeggiava sobriamente il proprio successo evitando di “occupare” immediatamente il Campidoglio, come fece il sindaco uscente il 18 aprile del 2008 fra sventolii di bandiere e braccia levate nel saluto romano.

Una differenza che marca la sobrietà del chirurgo e di una sinistra che se "ha liberato" Roma dalle stigma della destra è consapevole delle difficoltà di una "ricostruzione".

La danza, quella del ben governare, inizia solo ora e prenderà corpo nella giunta che Marino si appresta a formare. Ieri i quotidiani si sbizzarrivano nella ridda dei nomi. Fra questi il Corriere della Sera che metteva in pole position all'urbanistica l'architetto Giovanni Caudo, oppure Daniel Modigliani, che ha seguito la nascita del nuovo Piano Regolatore della città.

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Sempre nel retroscena del Corriere si ventilava addirittura l'ipotesi di un repechage dell'ex assessore alla cultura di Alemanno Umberto Croppi, che non rappresenterebbe certo un luminoso segno di cambiamento. Gemma Azuni guarda all'assessorato alle Politiche sociali. Poi ci sono le caselle di presidente dell'Assemblea, che qualcuno vedrebbe assegnata a Mirko Coratti e quella di capogruppo del Pd a Fabrizio Panecaldo se non a Michela Di Biase.

Meno fondata l'ipotesi di un assessorato all'ex capogruppo Umberto Marroni che da noi interpellato la scorsa settimana ha smentito la voce, almeno per ora. Quasi certa sarebbe invece la nomina di Roberto Tricarico, ex assessore all'Ambiente del Comune di Torino con Chiamparino e capo staff della campagna elettorale di Marino.

Tricarico occuperebbe la casella di capo della segreteria del sindaco, sino a ieri ad Antonio Lucarelli. Un innesto nordico di un avvocato che ha ricoperto importanti incarichi all'associazione dei Comuni italiani (Anci) ed è stato il competitor di Fassino alle primarie per il nuovo sindaco di Torino. Nonostante le buone intenzioni le decisioni del nuovo sindaco non sono semplici, altrimenti qualche nome lo avrebbe fatto prima del ballottaggio come aveva annunciato. Un po' tutti i commentatori sono convinti che la vittoria di Marino peserà anche sul prossimo dibattito congressuale del PD. Se Rodotà ha sostenuto dall'inizio la candidatura di Marino meritandosi forse la presidenza di una nuova autorithy capitolina, va ricordato che sul palco della gratella oltre al professore a fianco di Marino c'era Matteo Renzi. Un endorsement significativo proprio nella città dove ha perso le primarie con largo distacco da Bersani, ma che oggi aspirerebbe, fra vari tentennamenti, alla segreteria del Pd.

Non è un caso che subito dopo la vittoria di Marino sia intervenuto lo stesso Epifani per ribadire che il neosindaco è organico al Pd, anzi ne è un suo dirigente, quasi a sottolinearne il marchio di fabbrica. Eppure due sono state le vere colonne di questa impresa elettorale: il presidente Zingaretti, come ha sempre ammesso il neo sindaco e Goffredo Bettini, che senza ottenere particolari riconoscimenti dal vincitore lo ha indicato per le primarie fra diffuse perplessità, affiancandogli poi un fedelissimo qual'è Michele Meta nel corso della campagna elettorale.

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In una breve intervista apparsa ieri su Repubblica lo stesso Bettini si scherniva di fronte alla possibilità di una sua futura presenza nella vicenda politica capitolina perché aspirerebbe, se richiesto, a candidarsi ai vertici del Nazzareno. Insomma, Goffredo, come ha più volte detto nel corso delle numerose presentazioni del suo ultimo libro "Carte segrete", crede nel primato della politica da esercitarsi su un 'campo' ideale e culturale completamente nuovo. Una scelta la sua, che va ben oltre quel modello Roma del quale è stato coautore insieme a Rutelli e Veltroni e che a suo avviso non va demolito tout court.

Ma la centralità di Nicola Zingaretti per tutta la campagna di Marino è indiscutibile al punto da garantirgli il supporto logistico del suo staff per le regionali. Che il governatore del Lazio non debba dire la sua sulla costituzione della giunta capitolina è impensabile. E' vero che molti attribuiscono una prospettiva nazionale al governatore, che è intervenuto già pesantemente contro le degenerazioni correntizie del suo partito, ma è anche vero che sullo sfondo c'è una delicata questione di carattere istituzionale. Infatti entro il 2014 verranno definiti gli assetti della città metropolitana di Roma Capitale che dovrà equilibrare i propri poteri con quelli della Regione Lazio.

Da ultimo si è scritto dei rapporti del nuovo sindaco con la finanza e l'imprenditoria di questa città che in un momento di crisi così acuta risultano determinanti. Ieri il Fatto Quotidiano elencava tutti gli articoli del Messaggero di Caltagirone, che in qualche modo erano stati critici nei confronti di Marino. Un giochino che puzzerebbe di revanche neo gauchista se non fosse che il chirurgo è molto attento a questo aspetto del suo governo. Di qui le voci di un supporto indiretto che gli potrebbe venire dall'imprenditore battuto al primo turno Alfio Marchini. Insomma la partita della giunta è inevitabilmente delicata e mettere troppa fretta al sindaco potrebbe soddisfare la curiosità dei media, ma non è detto che sia vantaggioso per il futuro di Roma.

Giuliano Longo