Capitale al centrosinistra: Marino è il nuovo sindaco di Roma

0
25
 

Si chiudono le urne e dopo una campagna elettorale che per Alemanno era iniziata già due anni fa con il pomposo convegno degli Stati Generali di Roma, il suo ciclo si chiude con una secca sconfitta. La percezione che questo giornale aveva captato fra la gente e sui territori un clima di insoddisfazione, quando non di rigetto, per un sistema opaco e corrotto nella gestione del potere, trova conferma nel secco risultato del 63,93% di Marino contro il 36,07 di Gianni Alemanno, che si è detto vittima di un sistema mediatico che lo avrebbe denigrato, senza rendersi conto che la pochezza della classe dirigente della quale si era circondato in questi anni sarebbe stato il primo killer della sua esperienza politica.

Le divisioni, le lottizzazioni esasperate, i capi corrente che hanno determinato i continui rimpasti di Giunta ed i successivi cambi ai vertici soprattutto di Ama ed Atac, non erano che l'espressione patologica di questo sistema. La crisi, la spending review, i tagli al bilancio imposti dai successivi governi sono dati reali, ma da soli, contrariamente a quanto sostenuto da Alemanno in questi mesi, non giustificano l'immobilismo dell'Amministrazione sospesa fra annunci enfatici e promesse difficilmente realizzabili.

Non interessa qui vedere quali saranno le ripercussioni di questa sconfitta sia all'interno della destra romana che per le stesse sorti politiche di Gianni Alemanno. Resta il fatto che l'intuito del Cavaliere ancora una volta non ha fallito inducendolo ad un tiepido sostegno al sindaco nel corso di tutta la campagna elettorale. Semmai stupisce che a fronte di questo disastro romano per il Pdl, il suo segretario nazionale e ministro dell'interno Angelino Alfano, si affretti a conferire una importante consulenza alla consorte del sindaco, Isabella Rauti, nominata consigliere per le politiche di contrasto della violenza di genere e del femminicidio, senza che da sinistra si levi un fiato o almeno un borbottio di protesta per una consulenza che sa molto di premio di consolazione.

Marino dunque vince nettamente e Roma cambia, almeno si spera. Una vittoria che un tempo avrebbe suscitato una diffusa ondata di entusiasmo popolare, oggi limitato alla sinistra ed ai supporters del chirurgo, un'onda che perde slancio, si infrange e si stempera contro il muro di quell'astensionismo, quasi il 55% al ballottaggio, fra i più alti d'Italia, che denota una profonda e radicata indifferenza di molti suoi cittadini alle sorti politiche della capitale. Il che complica il compito di Ignazio Marino eletto da meno di un romano su tre. Un nuovo sindaco che non solo dovrà risanare i guasti causati dalla destra, rilanciare la città, mantenendo almeno in parte le promesse della sua campagna elettorale, ma dovrà convincere i cittadini che non hanno votato per lui o non hanno votato affatto, che la buona politica è possibile, che etica e Amministrazione possono coniugarsi e che per questo immane sforzo esistono gli uomini giusti. Tanto che il consenso di quei romani che sono mancati all'appello del voto o hanno votato Alemanno possa essere gradualmente recuperato e soprattutto re-impiegato nella ricostruzione di Roma.

Le dimensioni di questa vittoria, fortunatamente, non lasciano spazi al consociativismo più o meno mascherato anche perchè gli assetti in Consiglio sono mutati con la presenza di due nuove compagini politiche, Grillini e Marchiniani che di consociativismo non vogliono proprio sentir parlare. Infine una considerazione nel merito politico di questo voto. Quello di Marino è stato sicuramente un voto di sinistra nel senso pieno del termine, come lo è stato quello di Nicola Zingaretti alla Regione. Quasi che il chirurgo e il Presidente della Regione siano riusciti a risollevare una sinistra provata dalle politiche e che oggi si trova a fare i conti con una coalizione di governo anomala ed indigesta a molti. Una opzione politica sul congresso o un nuovo 'campo' da dissodare?

Ora resta da formare la giunta e chissà mai che Marino la formi in tempi brevissimi dimostrando, come ha promesso, che saranno il merito e la competenza degli uomini a determinare la scelta degli assessori, e non le defatiganti mediazioni fra correnti e conventicole.