Marchini: «Con noi è nato il movimento degli appassionati»

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«In questi ultimi cinque giorni, dopo aver detto chiaramente ciò che ritenevo giusto e coerente affermare, ho deciso di lavorare in silenzio. Ogni cosa ha il suo tempo – c'è anche quello dell'ascolto e dell'analisi – e non bisogna aver paura del silenzio». Sono queste le parole di Alfio Marchini nel giorno in cui si deciderà il nuovo sindaco di Roma. «Da lunedì inizierà un nuovo tempo. Fa sorridere – ha detto Marchini – chi nell'analisi del voto ancora cerca di dare letture utilizzando, anche per queste elezioni romane, termini preistorici come moderati, centro-sinistra o centro-destra. Come se la paura di cercare di capire il presente senza le rassicuranti definizioni del passato congeli anche le menti più lucide.

Il nostro risultato e la composizione del nostro elettorato è la concretizzazione della fine delle vecchie definizioni. In neanche tre mesi di campagna, e malgrado la presenza di tre partiti ben strutturati, quasi il 10% ed esattamente 115.000 voti sono stati dati ad un cuore! Non è stato né un voto di protesta né di scambio, ma la croce definitiva su un'offerta politica ormai inadeguata. Hanno votato persone che in passato avevano votato per tutte le categorie preistoriche di cui sopra oltre ad un numero consistente che non aveva intenzione di votare. Hanno votato donne e uomini che conosco bene e che sorriderebbero all'idea di essere considerati dei moderati.

Allora chi sono i nostri elettori? Innanzi tutto donne e uomini che ancora hanno speranza e per questo hanno voglia di lottare e non arrendersi ad un "cupio dissolvi". Vogliono costruire il loro futuro piuttosto che saziare la voglia di distruggere. Sono forse queste donne e uomini moderati? 

Userei un'altra definizione: "appassionati"! Ecco, il 26 e il 27 di maggio – ha concluso Marchini – è nato in Italia il movimento degli appassionati, di coloro i quali non hanno paura di mettersi in gioco e di amare: se stessi (ironizzando su difetti e debolezze), la propria famiglia, il futuro dei figli, il quartiere, la città, la patria, la comunità di appartenenza perché solo amando la propria comunità la si può far progredire e le si può chiedere di aiutarci ad essere felici.