Marino: «Liberiamo Roma dalla palude»

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Mentre Ignazio Marino saluta la folla accorsa in Piazza Farnese per il comizio che chiude la sua campagna elettorale in vista del ballottaggio di domani e lunedì, le casse degli altoparlanti intonano “La notte dei desideri” di Jovanotti.

Il candidato sindaco del centrosinistra si augura di poterla ricantare più e più volte lunedì sera, insieme al suo staff, quando e se i risultati delle urne gli daranno ragione. Più che una notte dei desideri, per lui quella sarebbe una notte da sogno. Fino a quel momento, malgrado il vantaggio iniziale, nulla è scontato.

Marino lo sa bene, anche alla luce di due settimane aspre, passate a lottare verbalmente con il suo sfidante, Gianni Alemanno. Il quale parte in svantaggio ma è sicuro di vincere. A testimoniarlo c’è stato pure il confronto andato in onda giovedì sera su “Sky Tg24”, con Marino che ha mantenuto un atteggiamento tutto sommato tranquillo malgrado il comportamento a tratti nervoso del candidato sindaco del centrodestra.

Ieri sera, dal palco, Marino ha unito più di una generazione. «Lo stimo perché è riuscito ad ottenere un risultato straordinario nonostante il suo partito», dice Pierpaolo, studente di medicina. Nadia, pensionata: «Ho votato per lui alle primarie, a Roma serve un altro Veltroni e Marino è la persona giusta». L’ex senatore del Pd promette un «reale cambiamento», invita i presenti a credere in concetti quali «cultura del merito e solidarietà». La piazza alle spalle di Campo dei Fiori si è riempita tutta insieme.

Alle 17.30, mezz’ora prima del comizio, le persone presenti erano poche decine; alle 18.00, quando sono saliti sul palco il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, quello del Friuli-Venezia Giulia Debora Serracchiani e i sindaci di Milano e Cagliari, Giuliano Pisapia e Massimo Zedda, si faceva quasi fatica a girarsi. Marino ha iniziato a parlare alle 19.08.

Nel suo discorso ha citato raramente Alemanno, concentrandosi nel raccontare le storie dei romani che ha incontrato in questi mesi di campagna elettorale. «Mercoledì, nel quartiere Prati, ho accompagnato alcune persone invalide a prendere i mezzi pubblici. Gli autobus, oltre ad arrivare con grande ritardo, erano sprovvisti delle attrezzature per accogliere un portatore di handicap. In più – ha proseguito – ogni giorno in questa città rimangono fermi 76 tram perché non ci sono autisti. Se sarò nominato sindaco assumerò guidatori e operai, non cubiste ed ex pugili. Ridurrò dove potrò: Roma deve tornare ad essere un punto di riferimento in Italia e nel mondo».

Qualcuno, dalla folla, gli grida un «ti vogliamo bene». Lui si ferma, quasi commosso, poi riparte. «Torniamo a respirare, sognare, sorridere, riportiamo il decoro urbano nelle periferie», prosegue, prima di promettere che strapperà quella delibera che riduce i fondi a favore delle famiglie che vivono con in casa persone portatrici di handicap. «E adesso, tutti insieme: Daje!», urla prima dei saluti. In precedenza, come detto, erano intervenuti alcuni amministratori di centrosinistra giunti a Roma per l’evento.

«Alemanno ha fallito su tutti i fronti: non è portando l’esercito nelle periferie che si risolve il problema della sicurezza a Roma», ha commentato Zingaretti. Serracchiani è stata tranchant: «Questa città non merita un primo cittadino come Alemanno». «Roma deve avere un sindaco degno della Capitale d’Italia», il parere di Zedda. E Pisapia: «Mi auguro che dopo la mia città, Cagliari e tanti altri centri, anche Roma sia liberata dalla destra».

Domani e lunedì si vota. Volendo dare retta all’andamento storico dei precedenti, Marino sarebbe praticamente certo della vittoria. Nei ballottaggi dal 1993 ad oggi, cinque in totale, il centrosinistra ha perso una sola volta, l’ultima, nel 2008. Le vittorie sono arrivate nel 1993 e nel 1997, quando Francesco Rutelli ebbe la meglio – rispettivamente – di Gianfranco Fini e Pierluigi Borghini, e poi nel 2001 e nel 2006, con Veltroni vittorioso in entrambi i casi contro Antonio Tajani e Gianni Alemanno.

In palio ci sono i voti di coloro che non sono giunti al ballottaggio: in primis il M5S (137mila il traguardo raggiunto al primo turno da Marcello De Vito), ma anche Alfio Marchini (104.500) e Sandro Medici (24.600). Ma l’ardua sentenza, come si dice in questa casi, spetta alle urne. In attesa che sia lunedì.

Giorgio Velardi