Benvenuti ad Alcatraz: detenuti ammassati come bestie

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Incatenati davanti all’ingresso del carcere di Rebibbia. Sono scesi in piazza così, ieri pomeriggio, brandendo striscioni e bandierine, i dipendenti della polizia penitenziaria. Stretti in un sit-in di protesta, organizzato dalla Fp Cgil di Roma e Lazio, hanno denunciato la situazione “vergognosa” in cui versano le carceri della regione, caratterizzate da un inaccettabile sovraffollamento di detenuti e da pesanti carenze di organico degli agenti, invocando a gran voce un programma di assunzioni in grado di colmare l’inammissibile vuoto di personale.

Sono infatti circa 7.100 i detenuti accolti nei penitenziari regionali, a fronte dei 4.834 posti di capienza regolamentare, mentre gli agenti sono il 25% in meno rispetto a quelli effettivamente presenti negli istituti di pena. «Riteniamo necessario utilizzare tutto il personale, anche quello in servizio presso gli uffici amministrativi per rinforzare gli organici degli istituti e, successivamente prevedere, in tempi brevissimi, un programma di assunzioni che possa colmare il vuoto di organico» dicono i sindacalisti in sit-in accanto agli agenti di Polizia penitenziaria.

«Non ce la facciamo più, siamo troppo pochi per controllare tutti i carcerati offrendo loro condizioni il più possibili dignitose. Siamo sottoposti a sedici ore ininterrotte di lavoro, dalle 15 alle 7, e dal 2011 non percepiamo stipendio, per non parlare degli straordinari…». Si sfoga così un agente, interrotto dai cori dei colleghi che invocano “dignità” denunciando l’ “inferno” che consuma le vite dei dipendenti ma soprattutto della spropositata schiera di detenuti letteralmente accatastata al di qua degli enormi cancelli di ferro rosso del carcere di Rebibbia. Qualcuno, nel corso della protesta, accenna al caso Cucchi. «Lo Stato non potrà restituire un figlio ad una madre, ma noi non abbiamo colpa. La dignità di un detenuto non si offende soltanto con la violenza fisica, ma anche attraverso le pessime condizioni cui un uomo è sottoposto in luoghi inadeguati come le nostre celle».

Manifestano la loro rabbia anche contro il sovraffollamento, i poliziotti, invocando la costruzione di nuovi istituti, ma soprattutto strutture più idonee per arginare un problema urgente che qualcuno dei presenti ieri ha definito “una vera bomba a orologeria”. «Siamo costretti a confinare anche 25 detenuti in una stessa cella – continua un altro agente – con gravi rischi per l’ incolumità di tutti. Litigi, aggressioni continue infuriano perché ognuno rivendica il proprio spazio. Le condizioni dei detenuti dipendono fortemente dalla disponibilità numerica delle unità di polizia penitenziaria, al momento troppo poche per gestire al meglio un così alto afflusso nelle carceri».

Tanti sono stati i tentativi di impiccagione, in cella, scongiurati dalla polizia, ma tanti, troppi sono i detenuti che, ogni anno, sacrificano la vita ad una dignità troppe volte violata da condizioni disumane e dall’abuso di potere. Solidarietà agli agenti di Polizia in protesta è stata espressa, ieri, anche da Massimiliano Valeriani, vicepresidente del consiglio regionale del Lazio. «Continuare ad attuare una politica di soli tagli e di riduzione del personale – ha dichiarato Valeriani – ha come unico effetto quello di aggravare la già compromessa situazione delle carceri della nostra Regione. Occorre attuare una profonda revisione dei modelli operativi intracarcerari. Esistono infatti possibilità diverse, ad esempio i percorsi di detenzione alternativa, metodo che andrebbe favorito per far scontare la reclusione ai detenuti che hanno compiuto reati legati alla patologia della tossicodipendenza nelle case terapeutiche presenti nella nostra Regione».

Sull’argomento interviene, con una nota, anche la candidata della Lista Civica Marino Sindaco Daniela de Robert che da anni svolge attività di volontariato nel carcere di Rebibbia. «Dignità e sicurezza non sono più di casa nelle carceri di Rebibbia – dichiara la De Robert – Le celle con i letti a castello anche a 3 piani, gli spazi di socialità trasformati in celle, l'aumento dei detenuti e la carenza di operatori penitenziari allontanano il carcere dalla sua finalità di favorire il reinserimento delle persone detenute e lo rendono un luogo a rischio per chi ci vive e per chi ci lavora. Il reinserimento è la vera sfida della sicurezza cui Roma Capitale è chiamata a rispondere». “Non è l'intensione della pena che fa il maggior effetto sull'animo umano, ma l'estensione di essa; perché la nostra sensibilità è piú facilmente e stabilmente mossa da minime ma replicate impressioni che da un forte ma passeggero movimento” diceva qualcuno.

Samantha De Martin