Roma Capitale delle barriere architettoniche

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Il 3 dicembre scorso, a Bruxelles, la Commissione europea ha premiato Berlino come città dell’anno a misura di disabili. «Realtà come questa sono all’avanguardia nel semplificare la vita di tutti», ha commentato la vicepresidente Viviane Reding. Un altro spread, direbbe qualche affezionato al termine, fra l’Italia e la Germania.

Anzi meglio, fra il nostro Paese, la Francia, la Svezia, la Spagna, la Polonia e pure l’Irlanda, se si pensa che Nantes e Stoccolma erano le altre due “finaliste” mentre Pamplona, Gdynia, Bilbao e Tallaght hanno ricevuto delle menzioni speciali a riguardo. Delle città italiane, compresa Roma, neppure l’ombra.

La Capitale resta ancora fortemente priva di strumenti che permettano ai portatori di handicap di vivere una vita normale. Malgrado nella “Carta dei Servizi 2012” l’Atac faccia sapere che circa il 73% dei bus sono equipaggiati con pedane mobili per la salita delle sedie a rotelle e che 11 delle 27 stazioni della Metro A più tutte le 22 della Linea B sono provviste di ingressi e ascensori per disabili, le testimonianze dei diretti interessati gettano poche luci e tante ombre sull’effettivo funzionamento delle strutture.

Ieri mattina Ignazio Marino, candidato sindaco del centrosinistra, ha voluto mostrare ai cittadini del quartiere Prati le gravi difficoltà che devono quotidianamente affrontare le persone con disabilità. Accompagnando la deputata del Pd Ileana Argentin (affetta da amiotrofia spinale) e Luciano Domenicale (non vedente) alle fermate degli autobus della zona, Marino ha documentato come nessuno dei mezzi che hanno transitato nel quartiere fosse provvisto della pedana per far salire a bordo una persona in carrozzella.

«Siamo nella capitale d’Italia – ha affermato Marino all’agenzia Dire – eppure qui un disabile alla fermata dell’autobus non può accedere alla strada perché non c’è lo scivolo, non può salire a bordo perché non c’è la pedana, un non vedente non può sapere quale autobus sta passando. Una persona su una carrozzella ha la stessa dignità e gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini», ha concluso. Quello delle barriere architettoniche, che costringono i disabili ad una vita in libertà condizionata, è un problema annoso.

Nel 2009 Gustavo Fraticelli, copresidente dell’associazione “Luca Coscioni”, affetto da tetraparesi spastica e costretto da anni su una sedia a rotelle, fece causa al Comune di Roma in quanto solo il 10% delle 460 fermate di autobus della Capitale – secondo uno studio condotto dalla sua associazione – erano accessibili ai disabili. Nel marzo del 2012 il Tribunale civile gli ha dato ragione, condannando il Comune per «condotta discriminatoria» nei suoi confronti. In più il sindaco Alemanno, che parlò di «sentenza giusta», fu condannato a risarcire Fraticelli di 5mila euro e a pagare le spese legali (2.500 euro). Soldi che, dice Alessandro Gerardi, legale di Fraticelli, ancora non sono arrivati. «A tal proposito abbiamo notificato al Comune un ricorso per inottemperanza», rivela. «Il 3 luglio ci sarà l’udienza di fronte al Tar. Stando però a quanto ci ha fatto sapere l’assessorato di competenza il denaro dovrebbe arrivare prima di quella data».

E delle 5 fermate che, sempre secondo la sentenza, devono essere messe a norma? «Ad oggi sono stati effettuati i lavori su 4 di queste. Manca l’ultima ma le operazioni inizieranno molto presto». Poi ci sono le metropolitane. «Anche in questo caso – afferma Girardi – abbiamo un ricorso pendente con Roma Capitale. La situazione è drammatica: laddove ci sono ascensori e montascale questi non funzionano perché sono disattivati in quanto manca il personale. In altre fermate strumenti del genere sono mancanti».

E che dire dei marciapiedi? «Il 90% di quelli del centro storico non sono a norma». Sulla stessa lunghezza d’onda viaggia il pensiero di Laura Coccia, neodeputata del Pd, affetta da tetraparesi spastica. Lei, che abita nel quartiere Quadraro, denuncia che «da sempre le periferie vengono escluse dalle operazioni di riammodernamento. Purtroppo per me utilizzare i mezzi pubblici è un’impresa. A Vienna e Berlino, dove ho vissuto in passato, non ho mai avuto problemi di alcun genere. Perché – domanda con rammarico – altrove ciò è possibile e “a casa mia” no?».  

Giorgio Velardi