Maxi truffa all’Inps e al ministero di Giustizia: indagato il senatore Di Biagio

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Ventidue milioni di euro in 5 anni. A tanto ammonta la maxi truffa ai danni dell’Inps e del ministero di Grazia e Giustizia realizzata da una vera e propria associazione a delinquere, capeggiata da una coppia di noti avvocati romani che avrebbe chiesto e ottenuto ingenti risarcimenti per italiani residenti all’estero. Che però, in realtà, erano deceduti da tempo o del tutto ignari della causa che li riguardava.

Tra i quattro arrestati, finiti in manette ieri mattina su disposizione del gip Paola Della Monica figurerebbero, oltre ai due legali, una loro collaboratrice e una dipendente dell'Ente nazionale assistenza sociale (Enas) in Croazia. Ma nell’indagine affidata al procuratore aggiunto Nello Rossi risulterebbero coinvolti anche altri professionisti, un professore universitario, anch'egli esercente l'attività forense, un compiacente funzionario di banca e Aldo Di Biagio, senatore della Repubblica, recentemente eletto nelle consultazioni politiche tra le file di “Scelta civica”.

In tutto tredici soggetti che, a vario titolo, avrebbero agevolato il piano dei due noti avvocati. Le indagini hanno permesso di scoprire la struttura estera dell'organizzazione in Argentina e Croazia ma soprattutto di accertare le modalità della frode, consistite nel patrocinare ricorsi contro l'Inps per l'ottenimento degli oneri accessori su numerose pensioni e, più recentemente, nel presentare richieste di risarcimento al ministero della Giustizia per il riconoscimento dell'equa riparazione per lungaggini processuali, cosiddetta legge Pinto.

Oltre all’associazione per delinquere, i reati ipotizzati sono quelli di truffa aggravata ai danni dello Stato, falso ideologico in atti d’ufficio e riciclaggio: il pool reati economico-finanziari della procura della Repubblica di Roma, infatti, ha scoperto come l’organizzazione, dopo aver incassato milioni di euro provento di reato, li ha utilizzati per acquistare una villa prestigiosa a Cortina d'Ampezzo, altri immobili di pregio nella città di Roma e, la restante parte, per la costituzione di consistenti provviste finanziarie, schermate da società fiduciarie giacenti su conti correnti accesi in Svizzera, Lussemburgo, Gran Bretagna e Panama. Numerose le perquisizioni effettuate, tra Roma e Padova, dai militari del nucleo speciale di polizia valutaria, che hanno sequestrato tre appartamenti di pregio e conti correnti radicati nella capitale, a Milano e in Svizzera per un valore di oltre 2 milioni e mezzo di euro.

In merito alla vicenda è arrivata, nel pomeriggio di ieri, la secca smentita da parte dei vertici Enas. «Non risulta – ha spiegato il presidente dell'Enas Ugl, Rolando Vicari – che alcuno dei nostri dipendenti e funzionari sia stato oggi condotto agli arresti. In attesa di ulteriori chiarimenti e notizie sulle indagini, affinché si chiariscano i contorni di una vicenda che potrebbe andare a nostro danno, dichiariamo l'estraneità dell'Enas e dell'Ugl dalla truffa organizzata da queste sei persone ai danni dell'Inps e del Ministero della Giustizia».