Marchini: «Alemanno ha deluso, a Roma c’è bisogno di discontinuità»

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A distanza di 48 ore dal voto Alfio Marchini non scioglie alcuna riserva ma ai due candidati per il ballottaggio pone le sue dieci condizioni che sono solo minima parte del suo programma elettorale.

Si dice soddisfatto di quel 9,5% conseguito partendo dal nulla e senza strutture di partito alle spalle e si impegna a mantenere vivo il suo movimento sui 111 quartieri dove i suoi giovani hanno lavorato e lavoreranno in vista dalle ormai prossime Europee.

I 10 punti che l'imprenditore propone prescindono dalla sua persona che non ambisce ad alcun incarico, convinto di interpretare quella volontà di cambiamento («discontinuità» dice) che i suoi 115.000 elettori hanno espresso. Inoltre è convinto che il blocco elettorale costituito dai suoi consensi e da quelli del Movimento 5 Stelle ha scardinato per la prima volta quel sistema bipolare romano che ha portato al consociativismo per il quale «di giorno si finge di litigare e di notte si fanno gli accordi».

Nelle 48 ore della sua solitaria meditazione ammette di essere stato chiamato da più parti, ma nega di aver assunto impegni sia pur minimi. «Non ci sto – ha detto – a seguire la prassi consueta della vecchia politica fatta di inciuci, trattative notturne sottobanco, pranzi cene e merende». Così Alfio chiede risposte, e soprattutto garanzie, non per sè ma per i suoi elettori che hanno votato al di fuori delle clientele e delle promesse di eventuali benefici. Tanto più nella assoluta convinzione «che molto di quanto promesso in questa campagna elettorale non corrisponda alle risorse disponibili». Sulle quali chiede chiarezza. Soprattutto se si intende por mano (e questo è il primo punto) a quel grande lavoro di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio cittadino, che può rappresentare il volano della ripresa economica.

Se Marchini propone un'Irpef progressiva, va anche rinegoziata con il governo la restituzione dei 200 milioni di euro che ogni anno il Comune dà allo Stato per il debito pregresso e consolidato. L'eventuale dilazione di quest'onere e la rivalutazione dell'estimo catastale potrebbero rimettere in circolo 270 milioni di euro per le piccole medie aziende ormai stremate. Seguono poi le altre condizioni da verificare quali la costituzione di una Authority capitolina che sorvegli e vincoli le aree artistiche, culturali e agricole della città che non debbono essere più esposte alla speculazione. E ancora sviluppo di internet e diffusione della banda larga per creare occasioni di impiego come in molte altre città europee. Poi quartieri dove i privati possano prestare la loro sussidiarietà a quanto il pubblico non riesce più a soddisfare, cultura decentrata nelle strutture disponibili nei quartieri stessi, così come lo sport, a suo avviso trascurato nei programmi di Marino e Alemanno.

Roma ha bisogno inoltre di un'Agenzia per il turismo che pianifichi e venda occasioni per quello congressuale, che dall'estero trascura la nostra città. E ancora decoro e sicurezza che si coniugano nel rigoroso rispetto delle regole, nella lotta all'abusivismo e nella prevenzione, avvalendosi del vigile di quartiere e della tecnologia per sorvegliare il territorio. Ribadisce che il fondo per disabili ed il disagio sociale deve essere blindato anche a costo di sforare i limiti della spending review. Ma è l'ultimo punto quello sul quale potrebbe naufragare la sua proposta, quando chiede che prima del ballottaggio venga indicata la squadra di governo di alto profilo e riconosciuta competenza professionale «allo scopo di evitare le interminabili e vergognose trattative per la formazione della Giunta».

A queste condizioni, tutte da verificare con puntigliosità, Marchini ci metterebbe la faccia, aprirebbe un dialogo sino all'apparentamento con uno dei due candidati. Ma soprattutto risponderebbe al suo elettorato senza chiedere favori e poltrone. Ora la palla passa a Marino ed Alemanno, anche se l'imprenditore ammette che il sindaco uscente non è stato in grado di garantire il cambiamento e non bastano certo pochi giorni a recuperare credibilità.

Giuliano Longo