Campi nomadi, il sindaco visita il “River” e scatena la protesta delle associazioni

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L’inaugurazione del ponte della Musica dedicato al grande maestro Armando Trovaioli è stato uno dei momenti della giornata del sindaco concentrata per lo più nel quadrante Flaminio della città (eccetto una puntata ai funerali di Little Tony), ma l’episodio senza dubbio più significativo, sia rispetto allo scontro elettorale, sia rispetto al bilancio di questi cinque anni al Campidoglio è stata la visita al campo nomadi “River” di via Candoni.

Un appuntamento particolare che puntualmente ha fatto scattare le polemiche. Sue le parole che hanno acceso la miccia, pronunciate proprio al campo nomadi: «Chiediamo la mobilitazione e la solidarietà di tutta la città: dobbiamo liberare Roma da tutti coloro che non hanno nè un luogo reale dove vivere nè un'occupazione legale. Queste persone vanno cacciate dalla città, non solo dai campi nomadi. Noi accogliamo tutti quelli che se lo meritano, ma nessuno fa parte di una sorte di specie protetta e nessuno puo' sottrarsi alla legalità. Su questo saremo inflessibili».

Poi se la prende con Ignazio Marino: «Marino sui nomadi basta ascoltarlo: quando si parla di quest'argomento lui comincia a parlare di ottimi casi, ammesso che esistano realmente, di persone che hanno possibilità di integrazione, racconta la storia di una ragazza che parla quattro lingue. Questo va benissimo, ma non è il punto, non è questo il problema dei nomadi». A rispondergli è l’associazione 21 luglio che da sempre segue le problematiche dei campi. «Ragioni di mera opportunità propagandistica non possono giustificare le parole espresse oggi dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno».

L’associazione stigmatizza alcuni provvedimenti di allontanamento da alcuni villaggi attrezzati. Nelle dichiarazioni odierne, spiegano da 21 luglio «il sindaco ha espresso il proprio disappunto per l'impossibilità di portare a termine queste procedure a causa di presunti “cavilli”. In realtà le procedure di allontanamento promosse dal Comune di Roma non hanno seguito il regolare iter per l’adozione di atti amministrativi. Inoltre le autorità capitoline sembrano basare le loro dichiarazioni su regole non univoche all'interno dei “campi” dove non sono mai esistiti trasparenti criteri di ammissione e scaglioni economici che ne regolino la presenza».

cq

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