Campidoglio, Marino cerca la vittoria

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C'è molto ottimismo nello staff del candidato Ignazio Marino ormai proiettato verso un ballottaggio per il quale Gianni Alemanno giocherà tutte le sue carte e spenderà tutte le residue energie della destra romana. Anche il Pd capitolino, che aveva manifestato segni di stanchezza rispetto a questa campagna elettorale, tanto da suscitare le perplessità dello stesso Marino sul pieno sostegno del partito al suo lavoro, riprende fiato, rinserra le fila e spera.

Certo le incertezze non mancano sull'esito finale della competizione. L’astensione record dei romani dalle urne e soprattutto l'esperienza del ballottaggio del 2008 quando Rutelli fu battuto nonostante gli oltre 6 punti percentuali di vantaggio su Alemanno al primo turno, sono ancora una ferita aperta. Questa volta i punti sono 12 e poi, un po’ di cautela scaramantica non guasta.

Ieri Walter Veltroni sul Corriere della Sera affermava che «Marino fa bene a rivolgersi agli elettori di Grillo, di Alfio Marchini e di Sandro Medici, che rappresenta la sinistra oltre il Pd. Spero che non si ripeta ciò che è successo nel 2008, quando chi non gradiva Rutelli è rimasto a casa e si è ritrovato Alemanno in vantaggio ». Certo, ci sono da recuperare le astensioni da sinistra, che secondo l'istituto Carlo Cattaneo provengono in gran parte dall'area di Grillo. La posizione di Ignazio Marino in proposito è molto cauta. Infatti solo ieri, sempre sul Corriere, affermava che «con questi elettori (di Marchini, Grllo e Medici ndr.) è possibile fare un patto su quei temi che sono loro quanto miei».

Non sfugge che un patto con gli elettori non ha nulla a che vedere con accordi anche solo politici (di apparentamenti men che mai) con i leader delle rispettive liste. Per quanto riguarda i grillini si dà per certo l'endorsement del professor Stefano Rodotà che è stato pure una loro bandiera per le elezioni del Presidente della Repubblica, ma che certamente non è un leader del movimento ed oggi guarda al progetto di Barca di una nuova sinistra. Posizioni queste non molto dissimili da quelle di Marino che ha vinto aggregando quasi tutta la sinistra, escluso l'elettorato (poco più del 2%) che ha sostenuto Sandro Medici che probabilmente recupererà nel ballottaggio.

Rimane l'incognita Alfio Marchini con il suo 9,5%. L'imprenditore potrebbe chiarire la sua posizione anche nelle prossime ore, ma l'impressione è che Marino sia convinto che quasi tutti i voti espressi contro Alemanno confluiscano in ogni caso e necessariamente su di lui, se non altro per la volontà di cambiamento manifestata. Quindi non ci sarebbe alcuna necessità di accordi politici con l'imprenditore che comporterebbero qualche costo, anche se Marchini si dichiara ben lungi da tali giochi. Forse il problema può sorgere in considerazione dell'ambiente che l'imprenditore esprime che non va certo con i palazzinari con i quali Marchini non si identifica. Semmai con gli ambienti dei cosiddetti "poteri forti" della produzione e della finanza con i quali tutte le amministrazioni, anche quelle di sinistra, hanno sempre dialogato.

La Stampa di Torino riportava ieri le considerazioni dell'istituto Piepoli (che questa volta sondaggi e proiezioni le ha azzeccate alla grande) dove si affermava che è soprattutto all'elettorato di Alfio Marchini che il chirurgo dovrebbe rivolgersi «perché è quello a lui più affine: moderato sì, ma tendenzialmente di sinistra, borghese ma progressista».

Non sembra invece probabile che «il centrosinistra possa sfondare le linee dei Cinque Stelle, dato che i delusi di quel movimento non sono andati a votare. E se sono delusi da Grillo figurarsi da un "partito tradizionale" come il Pd, e quindi anche dal candidato che ne è bandiera». Ma le analisi sono un conto e altro le scelte politiche. Marino ha pubblicamente legato la sua strategia a quella di un altro vincente, Nicola Zingaretti e se Goffredo Bettini parla di un nuovo “campo” della sinistra, Roma ed il Lazio potrebbero esserne il laboratorio.

Giuliano Longo