Campidoglio, rivoluzione in aula

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Raccogliere centinaia o migliaia di preferenze per la propria lista e per sé è l'ambizione di ogni candidato che voglia affermarsi, distinguersi dall'anonimato di quelle decine che magari al seggio in aula Giulio Cesare ci tenevano davvero, e senza speranze, si sono limitati a portare acqua (voti) al mulino del proprio partito.

E' giocoforza partire da primo partito capitolino, il Pd che fra i primi 4 vede tre vecchie conoscenze del Consiglio: Mirko Coratti, Paolo Masini e Fabrizio Panecaldo consiglieri dei Democratici confermati anche in questa consiliatura ai quali certo il "mestiere" non manca. Eppure la più votata è stata una new entry, Estella Marino classe 1975 che ha letteralmente sbaragliato gli altri per numero di preferenze. Il suo curriculum politico parte dalla fondazione del Pd nel 2008 presso il circolo di Donna Olimpia, chiamata nell'esecutivo romano dall'ex segretario Marco Miccoli, vanta una solida esperienza di studi e professione nelle politiche ambientali e della sostenibilità. Certo non le mancano titoli più che degni per primeggiare nella lista del Pd, ma a ben vedere, potrebbe obiettare qualcuno e con tutto il rispetto per Estella, come escludere che il suo cognome Marino, lo stesso del chirurgo che batte Alemanno 42 a 30, non le abbia portato fortuna?

Curiosamente anche un altro Marino, Franco questa volta, ha ottenuto il più alto numero di preferenze nella lista civica del vincitore al primo turno. Dunque l'importanza di chiamarsi Marino?

Ma passiamo alle liste del perdente, del sindaco Giovanni Alemanno penalizzato, dice lui, dal derby, e che si accinge, dopo cinque anni di governo (evidentemente in prova) a stilare un patto su tutto quanto si può patteggiare con i romani. "Il popolo della libertà di Berlusconi per Alemanno" esce un po’ malconcio dalla prova, chi ne esce invece in forma smagliante, degna della sua avvenenza, è l'ex vice sindaco Sveva Belviso che primeggia in assoluto, tanto che qualcuno (forse il suo sponsor Augello) si morde le mani al pensiero di non aver imposto la candidatura di Sveva quando Alemanno era in evidenti difficoltà.

Al secondo posto, ma distaccato dalla Belviso, c'è Giordano Tredicine, quello dei carretti ristoro, che ha prodotto più manifesti che muri dove affiggerli. Insomma uno che non ha certo risparmiato sulla sua campagna elettorale. Ma Giordano, si sa, oltre agli impresentabili carretti ha dietro la famiglia cui i quattrini non mancano.

Seguono a molte lunghezze dalla bella Sveva, l'ex consigliere Quarzo, l'ex presidente dell'assemblea Pomarici, l'ex assessore Bordoni, e gli ex consiglieri Cantiani e Lavinia Mennuni. Tutta la nomenclatura del Pdl che ha governato sino ad oggi votata ad una selezione spietata se Marino vince il ballottaggio.

Poi c'è la lista " Cittadini x Roma Alemanno" dove primeggia il sandaluto e pio ex assessore De Palo. Lui che ha portato quasi il 5% dei voti ad Alemanno entra in Consiglio, come anche i Fratelli D'Italia che invece ne hanno portato il 6%. Qui primeggia l'ex assessore Ghera, quello delle buche e della segnaletica inesistente, che si merita il proprio posticino.

Veniamo ora la terzo partito di Roma, quel Movimento 5 Stelle che porta a casa un magro risultato rispetto alle smargiassate di Grillo, ma che vede in pole position il capolista Daniele Frongia e la seconda Virginia Raggi cui seguiranno almeno altri due candidati, ovviamente selezionati precedentemente da quella fonte di democrazia che è la rete web.

Anche il Marchini se ne porta, per ora, a casa due: l'ex Udc Onorato, giovane ma di lungo corso in Consiglio e Cosimo Di Noi. Oltre ovviamente allo stesso Marchini consigliere di diritto come tutti i candidati sindaco che hanno superato lo sbarramento del 3%: Marino, Alemanno e De Vito.

Certo il ballottaggio imporrà degli aggiustamenti ed è qui che si gioca la partita vera soprattutto di fronte al rischio che un altro bel po' di elettori decida di disertare le urne rendendo l'esito più incerto di quanto lo è ora. Ma il bandolo della matassa sta nelle abili mani del chirurgo che a questo punto deve decidere se avvalersi "delle forze che hanno voluto il cambiamento" come dichiarava Goffredo Bettini ieri sul Corriere o percorrere la via della vittoria in solitudine. Eppure già par di udire un chiacchiericcio diffuso, ovattati contatti, indiretti ammiccamenti, un insistente squillar di cellulari. Forse non è ancora trattativa, ma contatti si. Certo né De Vito né Marchini sono capo bastone che controllano i loro voti, ma basta una parolina e un po' di consensi si spostano. 

Giuliano Longo