Roma, la sfida continua

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E' andata come doveva andare, secondo le previsioni dei sondaggi pre-elettorali e le proiezioni degli istituti di ricerca di ieri. Marino vince il primo turno con il 42,92% (dati aggiornati alle 21,30), Alemanno al 30%, De Vito al 12,5 e Marchini sopra il 9%. Dato che viene confermato da alcune centinaia di seggi dove lo scrutinio è definitivo.

Unica vera e preoccupante novità è quella della partecipazione al voto di Roma città, al 52,80% contro il 73,66% del 2008, fra le più basse del Paese e sicuramente la più bassa nella storia elettorale di questa città. Come se, nonostante l'indifferenza di un romano su due, avesse tenuto quello zoccolo duro della sinistra e della destra, insidiati dalla novità dei 5Stelle e dalla novità dell'imprenditore candidato.

Ma se Alfio Marchini è una novità assoluta chi non ha retto l'impatto sono stati proprio i grillini che alla prova del nove vengono fortemente ridimensionati, sia rispetto alle politiche che alle ultime regionali. Pare quasi che la disaffezione verso la politica non si scarichi più con la protesta rabbiosa, ma si affidi allo stanco rifiuto e al non voto. Punto e basta.

L'affermazione del candidato della sinistra Ignazio Marino è comunque forte, netta e si proietta verso il ballottaggio con notevoli possibilità di successo, il che dimostra che per la parte più consapevole dell'elettorato il bisogno di cambiamento era fortemente avvertito. Questo il dato di fondo, ma anche una grande responsabilità per il possibile vincitore che ha di fronte una città stremata e con poche speranze, addirittura meno di quelle presenti in altre regioni. Tuttavia il voto di Roma ha anche un duplice significato. A livello nazionale, perché da un lato dimostra che pur in condizioni difficili e di disincanto dell'opinione pubblica la sinistra può vincere. E quella di Marino, anche se da più parti criticata, è una coalizione di sinistra tout court composta da Pd (che con il 27% non entusiasma) Sel (quai al 6%) Socialisti e radicali e la lista civica Marino sindaco (che si afferma con un importante 7,50%).

Esclusi Rifondazione e parte dei movimenti di base che sono confluiti sull'ex presidente del già IX municipio Sandro Medici che si assesta su poco più del 2%. Dall'altro, l'esito di questa competizione suona come un altro campanello d'allarme al governo Letta, alla sua coalizione e all'attuale classe politica che rischia di essere delegettimata dal progressivo astensionismo e da pulsioni ribelliste e distruttive che sono il frutto di una crisi che appare senza sbocco. Per quanto riguarda Roma va anche tenuto d'occhio il fenomeno Marchini che per pochi punti non si pone alla pari dei grillino De Vito e che comunque, senza alcun sostegno politico dei partiti tradizionali, si avvia, almeno dalle ultime dichiarazioni dell'imprenditore, a radicarsi addirittura a livelli nazionali su posizioni democratiche e fortemente ancorate alla costituzione.

Certo il ballottaggio può riservare sorprese, anche se a questo punto piuttosto improbabili, ma la china discendente, il fallimento di Alemanno viene segnato anche all'interno della sua coalizione dove la destra dura e pura dei Fratelli D'Italia e La Destra di Storace si conquistano una nicchia non indifferente di consensi, oltre il 6% mentre il Pdl sfiora soltanto il 19% nonostante la discesa in campo di Berlusconi. Questi dati non sono ovviamente definitivi e scostamenti percentuali potranno sempre avvenire nel corso delle prossime ore, ma per quanto riguarda il ballottaggio, almeno a leggere le prime dichiarazioni di esponenti del Pd romano, parrebbe accadere che il chirurgo vittorioso voglia mettersi al sicuro tentando di pescare la propria assoluta sicurezza dall'elettorato di Marchini e De Vito soprattutto in previsione di un altro crollo della partecipazione al secondo turno, come generalmente accade.

Accordi politici espliciti, o apparentamenti ufficiali, sono stati sempre negati sia da De Vito che dall'imprenditore, ma per quanto riguarda il M5S Ignazio Marino ha sempre sottolineato le proprie simpatie per Rodotà, che sino ad un certo punto delle presidenziali ha rappresentato una bandiera per il Movimento. Questo indipendentemente che ci sia stato o meno un accordo Marino/Grillo ancor prima delle elezioni come Marchini denunciava nel corso della campagna elettorale. Si vedrà, in politica tutto accade e le prossime due settimane costituiranno un scontro all'ultimo sangue soprattutto per il sindaco uscente che in questa partita si sta giocando tutto il suo futuro politico e non solo per la poltrona in Campidoglio.

Nonostante l'astensionismo il voto di Roma rappresenta una inversione di tendenza che segna l'esperienza di Alemanno come una parentesi 'nera' per una capitale che 'nera' non è. Cinque anni per ricostruirla non sono pochi. Quanto basta a recuperare quei romani che alla politica non credono più. Se non si ricadrà nelle vecchie logiche davvero la Capitale potrebbe rappresentare un laboratorio di nuove esperienze politiche, sociali, culturali, innovative e tecnologiche che il programma di Marino promette. Ovviamente nella piena trasparenza di uomini e metodi di governo.

Giuliano Longo