Rivoluzione Marino. Lavoro e casa, quello che fa un sindaco

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Dalle primarie in poi è stata una campagna elettorale davvero lunga, ma anche se potrebbe non essere finita, nell'eventualità del ballottaggio, avrà pure ricavato delle impressioni e delle emozioni da tutto questo lavoro.
E’ stata per me un’esperienza davvero unica. In poco più di un mese – a cui aggiungerei, con le dovute differenze, il periodo delle primarie – ho incontrato tanta gente e girato questa città in lungo e largo. Ho conosciuto molte situazioni estreme e tanti cittadini che vivono tra le difficoltà e ne sono rimasto davvero colpito in centro come in periferia. La passione dei volontari e l’entusiasmo dei romani mi ha fatto superare spesso anche la fatica di una campagna elettorale che diverse volte si è giocata tra colpi bassi e false accuse. Credo però sia stata una campagna che, dopo anni, ha riportato, per quanto mi riguarda, i temi e le proposte al centro del ragionamento politico.
Dicono che il tono di questa tornata elettorale sia stato piuttosto dimesso anche se i colpi bassi non sono mancati. Che impressione ha ricavato dai suoi avversari?
Gli avversari restano tali. I comportamenti, le idee, i contenuti, i modi non sono io a doverli giudicare ma spetta agli elettori della Capitale. Ripeto è stata una campagna che ha vissuto tra alti e bassi, tra proposte e attacchi personali al limite, tra buona pratica e colpi bassi. Ma questa è l’altra faccia della politica: quella lontana dalla gente.   
 
Abbiamo potuto verificare che il suo programma elettorale è molto ricco e ha richiesto un grosso lavoro di squadra. Ce ne vuole sintetizzare i punti essenziali?
Partirò dalla trasparenza e dalla competenza. Due questioni che sembrerebbero scontate in tante realtà ma che nella Roma di Alemanno sono state bandite. Per quanto mi riguarda sono e dovranno essere due punti irrinunciabili del mio programma, due questioni dalle quali partire per rinnovare il governo della Capitale. Altri assi fondamentali su cui impegnarsi a fondo sono: il lavoro, la casa, la mobilità e il welfare. Insomma tutte le questioni lasciate insolute o affrontate male in questi anni da Alemanno. A Roma il lavoro e' la prima emergenza. Il "buono lavoro" che darò da subito, con la collaborazione della Regione Lazio, è fondamentale. L'Italia è l'unico Paese assieme alla Grecia e all'Ungheria, a non avere nessuna legge per supportare i giovani e le persone che non hanno lavoro. Cinquecento euro al mese saranno affidati a rotazione con un bando a 10mila giovani tra i 18 e i 29 anni che potranno fare formazione e tirocinio.
A ciò si aggiunge un’altra proposta concreta: un assegno comunale di 700 euro al mese per ogni famiglia sfrattata per pagare un affitto e chiudere la stagione dei residence. La casa è un dramma che va affrontato subito. Quella sofferenza è una urgenza che sentiamo sulla nostra pelle. A Roma vige il sistema dei residence, ghetti dove vengono infilate persone in miniappartamenti spesso senza servizi. Ogni anno si spendono 30 milioni per dare appartamenti in cui si vive in modo indecente, un obbrobrio che ci costa 1.900 euro al mese per famiglia. Io invece voglio dare un buono casa di 700 euro a ogni famiglia sfrattata, vincolato alla stipula di un contratto di affitto. Con quella cifra, e negli stessi quartieri, si possono trovare appartamenti piu' vivibili. Non ci sarebbero piu' ghetti e aiuteremmo molta più gente, piuù del doppio. Questa cifra potrebbe aumentare investendo altri 30 milioni di euro, tagliando le inutili consulenze degli ultimi 5 anni, quasi 70 milioni. Soldi che dunque non andrebbero agli amici ma alle famiglie in difficoltà. Tornerebbero sul mercato tanti appartamenti sfitti facendo incontrare tante famiglie senza casa con tante case senza famiglia.
 
Ogni programma ha bisogno di una buona squadra di governo. Che caratteristiche avrà la sua? 
Sarà una squadra che dovrà rivoluzionare la Capitale. Per questo saranno necessarie nuove figure e nuove competenze. Sarà importantissima la partecipazione femminile in giunta – e non perché lo dice il nuovo statuto di Roma Capitale – ma perché la loro presenza è una ricchezza incredibile. La stessa assenza che in questi anni Alemanno ha sottovalutato (salvo poi mettere toppe con improbabili rimpasti di giunta) e che il Tar ha più volte bocciato. Le mie scelte saranno dettate dalle necessità della Capitale e, soprattutto, dalle competenze di ogni singolo futuro membro che verrà selezionato attraverso il curriculum.
 
Non solo. La mia rivoluzione avverrà anche per le aziende comunali, dove sarà preferita la competenza a discapito dell’amicizia. Si partirà ridisegnando gli organici dei consigli di amministrazione e dei manager, riducendone il numero e assumendoli per le capacità. Alla guida dell’Atac sarà messo un esperto di trasporto e mobilità mentre a quella dell’Ama sarà nominato uno specialista dei rifiuti e non uno di razze equine. Insomma per le mie future scelte saranno determinanti la competenza e la partecipazione. Roma non può più permettersi di perdere altro tempo rispetto alle città europee che oggi sono davvero troppo distanti.
 
Giuliano Longo