Roma, la politica e la vita dentro le \’\’Carte segrete\’\’

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Carte segrete è soprattutto un libro su Roma, tra politica, vita e cultura che ripercorre l'esperienza della sinistra negli ultimi 30 anni e delinea gli indirizzi per il futuro. Non è il primo libro di Goffredo Bettini, considerato il padre del “Modello Roma” e oggi sponsor autorevole della candidatura di Ignazio Marino.

Un libro intervista che ripercorre le tappe della vita politica e personale di Bettini sempre all'interno di questa città splendida e tortuosa, dolcissima e crudele. E' stato (è) il suo amore per Roma che lo ha spinto (lo spinge) a voler cambiare questa città, ma è anche un amarcord di tutta la sua vita. L'intervista è percorsa da note personali talora dolenti, come quando parla della sua depressione e di come l'ha affrontata, ma ci dà anche un quadro vivo delle sue esperienze politiche e dei suoi incontri intellettuali.

Significative sono le pagine del suo incontro con Pier Paolo Pasolini, appassionato anticipatore delle crepe di una società votata al degrado del consumismo e del danaro. Cieca, come lo era la sinistra, di fronte a quei processi di disgregazione sociale e confusa ribellione che avrebbero percorso gli anni '70 per esaurirsi solo nel decennio successivo. Dirigente della Federazione Giovanile del Pci, allora palestra e scuola di politica per grandi figure come Berlinguer, Goffredo riempie l'anima di cultura e di letture integrandosi nel milieu intellettuale romano, allora egemonizzato dalla sinistra, con i più bei nomi del cinema della letteratura e delle arti. Una Roma ben lontana da quella godona e volgare di oggi.

Fu nel '76 che dopo quasi trent'anni di predominio democristiano la città trovò il proprio riscatto con Giulio Argan che cedette successivamente la poltrona a Luigi Petroselli che venne rieletto nell'81. Dall'intervista emergono le differenze fra questo sindaco pugnace e popolare e Bettini, di origini aristocratiche e rampollo di una famiglia dell'alta borghesia romana. «Non sono mai stato fra i suoi preferiti» ammette nonostante lavorasse per la comunicazione del nuovo sindaco. Poi la sconfitta di Vetere dopo la morte di Petroselli, proprio in quelle periferie dove erano state portate luce, acqua, strade. Eppure Bettini ripropone una analisi della sconfitta di allora che richiama molto le cause della sconfitta del 2008.

Le trasformazioni sociali ignorate che carsicamente mutavano bisogni e comportamenti urbani. L'innovazione tecnologica che già allora bussava alle porte del progresso, una inadeguatezza della Capitale ad affrontare le sfide del futuro, la sua decadenza e il suo arretramento. E' in quel periodo che Bettini forma il suo gruppo dirigente di giovani in cui compaiono nomi oggi illustri quali Nicola Zingaretti. Si arriva così alla tangentopoli del '92, alla crisi dei partititi e alla mutazione del PCI in Pds, ma è dopo la sconfitta elettorale che vede sindaco a Roma Carraro che Bettini elabora e matura quel “modello Roma” che viene associato ancora oggi al suo nome, insieme a quelli di Rutelli e Veltroni.

Bettini non nasconde gli scontri interni al suo partito e le rotture dolorose fra compagni di quel periodo, ma nel '93 ritorna in scena e diviene capogruppo in Consiglio comunale dopo aver promosso la candidatura di Rutelli. Si tessono alleanze al centro e verso Rifondazione per tentare, come dice Bettini «di prendere per mano questa Roma diversa, rimasta quasi sconosciuta, umiliata dal pentapartito….sottovalutata dalle elaborazioni della sinistra più tradizionale. » Lui e il suo gruppo di giovani elaborano il progetto di una Roma Capitale europea dotata di servizi ed infrastrutture adeguate. Una Roma da valorizzare «non solo per il suo passato, ma soprattutto per le sue possibilità e qualità contemporanee …».

Si afferma così quel processo di modernizzazione che impegnerà forze produttive ed intellettuali che contribuiscono ai «programmi stabiliti dal governo della città ». Da Rutelli a Veltroni Roma cresce, come dimostravano tutti gli indicatori, si elaborano progetti e si aprono cantieri. Per Bettini quel modello non è "fallito" come poi si disse ingenerosamente dopo al vittoria di Alemanno. Una sconfitta segnata dalla diffusa necessità di cambiamento dopo tanti anni di governo della sinistra. La sua analisi della sconfitta di Rutelli assume quasi spiegazioni antropologiche. «Roma è spietata. Ha bisogno sempre di un surplus di politica. Altrimenti vincono le rendite, le chiusure corporative, le paure e la destra».

Molta limacciosa acqua alemanniana è passata da allora, ma Bettini crede nel riscatto che verrà da Marino e pensa all'oggi, a questa città provata dalla crisi. I temi che ripercorre sono quelli del dibattito politico attuale e sono contenuti nel programma di governo di Ignazio Marino. Nell’intervista conferma che si sarebbe candidato lui stesso come annunciò qualche mese fa. Marino, conclude Bettini, rappresenta una idea di «politica nuova», la politica delle persone e di questa persona vicino ai bisogni e al «dolore umano ». Eppure il Goffredo, che partecipa, elabora e scrive si dice nauseato dello stereotipo del manovratore occulto che gli viene appiccicato. Ma non nega la sua «autorevolezza morale» e conclude «in assenza di sovrani "visibili" si inventano quelli occulti».

Giuliano Longo