Confronto “soft” tra i quattro big. E sul ballottaggio tutti “fanno i vaghi”

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Sarà stata la stanchezza o forse la necessità di abbassare i toni a pochi giorni dalla fatidica data delle lezioni. Sta di fatto che il confronto fra i quattro più quotati candidati a sindaco di Roma, contrariamente ad altri confronti televisivi, si è svolto ieri con grande pacatezza al Corriere Tv. Qualche frecciatina c'è stata ma che non ha suscitato reazioni nervose come era accaduto a Piazza Pulita con Alemanno toccato su parentopoli. Proprio per evitare sbavature i due giornalisti del Corriere avevano preparato una batteria di domande. La domanda iniziale non ha certo colpito per originalità, «Perché i cittadini dovrebbero votare per voi?» ha chiesto il giornalista del Corriere. Alemanno ha parlato dalla crisi economica «quella a cui abbiamo retto in questi cinque anni continuando a fare investimenti.» Poi è tornato sulla sicurezza che fu la sua carta vincente nel 2008.

«Eviteremo – ha detto come se non avesse governato per 5 anni- che la città venga aggredita dall'illegalità tra migranti non in regola, senza fissa dimora e nomadi.» Marino ha preferito parlare del suo modello di città, «perché un sindaco deve sapere dove portare la città nei prossimi 20 anni» riassumendo il suo pacchetto di proposte: lavoro, il buono casa, la città a misura di bambino. De Vito ha spaziato «dai rifiuti al turismo passando per la sostenibilità ambientale» e ovviamente più trasparenza e onestà. Mentre Marchini ha ricordato i motivi per cui ha deciso di scendere in politica: «rompere con il consociativismo che si è spartito tutto quello che c’era da spartire». «Si possono ridurre le tasse? E come?» è stata la domanda successiva. Marchini punta sulla «progressività fiscale» per la tassa rifiuti e «sull’efficienza » che permetterebbe di «recuperare punti irpef», Marino vuole tassare in ragione «della ricchezza reale delle persone». Per Alemanno, il criterio è invece il “quoziente familiare”, da lui già introdotto per «esentare dall’Imu 376 mila famiglie» seguito dalla lotta all'evasione fiscale. Ma De Vito vuole prima la «programmazione della spesa» per poi «procedere alla programmazione dei tagli». Sul bilancio riferiamo in pagina, ma è sul lavoro che Marino si impegna promettendo di dare 500 euro a 10mila giovani come buono lavoro. Suscitando la reazione di Marchini imprenditore che attacca: «Ma sa quando le viene a costare una proposta del genere?

Mi dica la cifra esatta» rimanendo senza risposta. Alemanno abbozza e preferisce ricordare la solita solfa dei «grandi progetti bloccati dall'ostruzionismo che avrebbero permesso la creazione di 60 mila posti di lavoro.» Fra le domande dei lettori del Corrierone quella che più ha fatto discutere è stata quella relativa al bike sharing che nelle altre Capitali europee è finanziato dalla pubblicità. Alemanno è perplesso e spiega che la città è già sovraccaricata di spazi pubblicitari. Quasi un autogol perché De Vito gli ricorda che «con la delibera 37 del 2009 (è stato) innalzato il numero dei cartelloni pubblicitari da 26 mila a 30 mila» e attacca il piano delle affissioni che va rifatto. Poi qualche provocazione tanto per ravvivare il clima. Sulle sue dimissioni da senatore Marino ha tagliato corto: «Domani si discuterà delle mie dimissioni, così questo argomento tanto caro ai romani non avrà più alcun motivo d’essere». Anche De Vito punzecchiato sulla partecipazione ai dibattiti tv non ha mostrato imbarazzo: «Non andiamo nei talk show ma ai confronti si, lo abbiamo sempre detto».

In qualche affanno si è trovato Alemanno su parentopoli e questione morale che ha liquidato con la solita «bolla mediatica» assicurando che «chi ha sbagliato pagherà». Marchini ha dovuto invece rispondere sulla sua partecipazione all’affare delle Torri dell’Eur, oggi abbandonate dalla cordata di privati di cui fa parte anche una delle sue società. «C’è un verbale in cui si legge che io ero in assoluto disaccordo» afferma prendendo le distanza dalla vicenda. Quando poi si è parlato di ballottaggio e dei possibili accordi tutti e quattro i candidati hanno fatto i vaghi. Alemanno allontana la questione: «Non lo so e non lo voglio sapere» mentre Marino la butta sullo slogan: «Il mio patto è con i cittadini.» De Vito nega qualsiasi accordo e mostra i denti agli altri candidati sfidando ogni sondaggio: «Sono sicuro che arriveremo al ballottaggio.« Infine Marchini se la cava con: «Gli elettori non sono stupidi. Sanno per chi votare». E se davvero nessuno dei quattro fosse matmaicamente convinto di arrivarci al ballottaggio?

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