L\’appello di \”Arfio\” Marchini: «Riprendiamoci la città»

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Nel fiume di incontri e interviste di questi giorni Alfio Marchini è un carrarmato che ne ha per tutti, e può permetterselo. Un tema su cui in molti hanno provato a metterlo in difficoltà, ma sul quale si è fatto trovare pronto, è quello del conflitto di interesse.

Lui spiega di essersi liberato da ogni rapporto con il Comune, ma dei suoi avversari dice: «Non ho niente contro De Vito – ha aggiunto Marchini – ma un signore che fa l'avvocato ed è socio di uno studio importante che fa consulenze, che lavora negli appalti pubblici e il Comune di Roma spende milioni di euro in consulenze legali, credo che lo stesso rigore che chiedono a me, debba essere chiesto anche agli altri. Inviterei il senatore Marino a non percepire i 20mila euro come senatore, mentre annuncia dimissioni e continua ad essere lì».

Poi, su La7, decide di commentare la cena del sindaco di giovedì sera, dove non si è certo badato a spese. «Ho capito che i costi della politica sono molto più alti di quanto raccontano. C’è un velo d’ipocrisia da squarciare, perchè ogni volta che qualcuno fa politica e prende soldi in modo non ufficiale crea le condizioni per essere ricattato. Credo sia giusto che ci sia una parte del finanziamento per la politica, dando la possibilitaà ai cittadini di scegliere a chi vogliono darlo». «Altrimenti – ha proseguito Marchini – non tutti hanno la fortuna come Alemanno di avere un padre padrone, Berlusconi, che organizza il pranzo e in una notte raccoglie un milione di euro. Non faccio il povero, esattamente l’opposto. E’ ingiusto che ci siano giovani che hanno voglia di fare politica e non hanno i mezzi». Sempre su La7, a chi ipotizzava un accordo con i 5 Stelle e De Vito, Marchini ha risposto scherzando: «Si’, metto vice sindaco con delega alla cultura Totti e lui con delega agli affari sociali».

Poi con autoironia e realismo, fa sua la parodia che gira su internet di “Arfio” e rilascia al “Messaggero” una dichiarazione accorata al voto: «Siamo romani, è tempo che ci riprendiamo la città: non vogliamo più candidati che ci vengono calati dall'alto, un barese, un genovese o un giovane romano, bravo ragazzo ma voluto da Casaleggio. Roma ai romani. Saremo un po’ coatti, ma abbiamo cuore e facciamo sempre vedere agli altri che alla fine siamo i numeri uno». 

«Questo personaggio mi piace molto – ha concluso-  mi prendono in giro con affetto ed è una cosa che non mi offende affatto».

 

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