«Non mi perdono il pranzo con Bossi. Migliorerei la squadra». L\’autocritica di Alemanno

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A ridosso delle elezioni è il momento dell'autocritica per Gianni Alemanno che ieri è giunto a rimproverarsi il famoso pranzo con Bossi (la pajata a piazza Montecitorio con Renata Polverini) esibita alle plebi giusto, dice lui, per garantirsi i favori dall'allora ministro Tremonti.

Ma tant'è, sic transit gloria mundi e quella di Bossi è transitata da mò, fra scandali, diamanti, quattrini e yatch. Sorprende invece che il nostro coriaceo primo cittadino nel corso di una intervista registrata ieri nella sala TV del Messaggero, in onda sul sito del quotidiano, ammetta che nella sua squadra qualcosa non ha funzionato.

Sorprende, perché la sua linea di difesa è sempre stata quella di dichiarare che nè lui nè alcuno dei sui assessori è mai stato raggiunto da un avviso di garanzia o inquisito. Vero sino ad un certo punto, perché per una megalopoli come Roma la squadra di un sindaco è ben più ampia degli assessori in carica che peraltro sono stati cambiati in parte cinque volte nell'arco di ben 5 rimpasti di giunta.

Così se vogliamo parlare della squadra "allargata" occorre ricordare che oltre all'ex ad dell'Eur Riccardo Mancini, oggi inquisito e agli arresti domiciliari per la presunta tangente dei 40 filobus Menarini/Finmeccanica, altri dirigenti da lui più o meno direttamente nominati e uomini del suo partito, hanno ancora problemi con la giustizia.

Parliamo di Adalberto Bertucci, ex ad Atac rinviato a giudizio con quello di Metro Spa, Antonio Marzia, i direttori risorse umane Luca Masciola (Trambus) e Vincenzo Tosques (Metro Spa). Tutti in qualche modo coinvolti, secondo le accuse, nella parentopoli che tanto inquieta il sindaco nel corso delle sue apparizioni televisive.

Sempre per parentopoli, ma questa volta all'Ama, è stato rinviato a giudizio Panzironi Franco, ex ad Ama che peraltro percepirebbe ancora un lauto stipendio ai vertici della società comunale Multiservizi. Con lui erano citati altri dirigenti di Ama quali Gian Francesco Regard, l'ex responsabile della direzione del personale Luciano Cedrone, l'ex direttore dell'ufficio acquisti Lorenzo Allegrucci, più i consulenti esterni Giovanni D'Onofrio e Bruno Frigerio.

Se dalle dirigenze delle municipalizzate passiamo ai consiglieri della sua maggioranza, va ricordato Francesco Maria Orsi e Samuele Piccolo, che da vice presidente d'aula si è dimesso trascinando però marginalmente nell'inchiesta anche il delegato del sindaco per la sicurezza Giorgio Ciardi.

«Cosa devo fare di più rispetto al passato?» si è chiesto il sindaco. Certo di più sarebbe meglio, ma lui ha deciso che se verrà riconfermato dovrà «alzare l'asticella rispetto alla scelta della squadra» e garantire che nella scelta per le municipalizzate e dei dirigenti ci sia «la massima trasparenza». E come lo farà? «Con una commissione di valutazione esterna, non del Comune, che valuterà ogni curriculum delle persone che saranno nominate nelle municipalizzate o come i dirigenti esterni. Ci sarà la massima trasparenza e punteremo al merito». Poteva pensarci prima, in fondo ha avuto 5 anni di tempo.

gl