Pd verso l’assemblea, la “rivolta” dei circoli cittadini

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Se non è un rivolta poco ci manca e il giorno prima dell'assemblea nazionale dei Democratici alla fiera di Roma. Parliamo dell'autoconvocazione di segretari e direttivi di importanti circoli del Pd romano: Lavoratori Acea, Alessandrino, Casal de’ Pazzi, Casalotti, Casal Palocco – Axa, Centocelle, Donna Olimpia, Esquilino, Lavoratori Ferrovieri, Flaminio, Infernetto, Lavoratori Ispra, Lavoratori de La Sapienza, Marconi, Mazzini, Osteria del Curato, Ponte Milvio, Portuense–Villini, Salario, SanSaba, Tor de’ Schiavi, Lavoratori Trasporto aereo, Trastevere, Trionfale, Coordinamento del Circolo MonteverdeVecchio, Coordinatore dell’Unione Municipale XV Municipio (ex XX). Insomma, un bel pezzo di partito capitolino al seguito dell'onda della protesta che serpeggia alla base in tutta Italia.

Le accuse ai vertici sono pesanti perché nel documento stilato si esprime «una fortissima preoccupazione per la crisi di credibilità e per la condizione di frammentazione in cui è precipitato il Partito che grazie al «comportamento sleale di 101 grandi elettori che, nell’anonimato, hanno affossato la candidatura di Romano Prodi» recando un grave danno «all’unità e all’immagine del Partito e a determinando volutamente l’impraticabilità di un governo di cambiamento…». Un vero e proprio ribaltamento della linea politica decisa dalla Direzione del Partito da quando a Corviale il 13 aprile Bersani aveva proclamato: «Dico no al governissimo. Noi dobbiamo spiegare perché non vogliamo il governissimo: perché non è la risposta ai problemi».

Ma la critica diviene ancora più spietata nell’affrontare lo stato del Pd ridotto ad «una guerra tra oligarchie…. un esasperante tatticismo di cui sono stati ostaggio tutti coloro, militanti, iscritti, segretari di Circolo, che hanno continuato a credere nella possibilità del cambiamento, nonché nella capacità di costruire attraverso i nostri Circoli una vera partecipazione democratica». Particolarmente grave la situazione del Pd romano, dove lo Statuto e il Codice Etico «sono troppo spesso violati, dove le regole sono frequentemente aggirate e ignorate, dove la lotta fra correnti e cordate ha raggiunto livelli patologici, dove la Commissione di garanzia è stata ridotta a strumento di lotta politica» con evidente riferimento alle recenti dimissioni del segretario Marco Miccoli che secondo la Commissione non avrebbe rispettato quelle regole nella scelta dei candidati ai vari municipi. Conclusione: «il disorientamento e la collera dei nostri iscritti e dei nostri elettori sono quindi ampiamente giustificati, e si traducono in sfiducia e distacco».

Che nel partito la situazione fosse oltre i limiti della rottura lo si era compreso quando lo stesso segretario regionale Enrico Gasbarra aveva affermato che ormai tenue era il filo che lo lega al suo partito, preannunciando in qualche modo le dimissioni dopo l'esito elettorale di Roma. Ora si presenta il rischio che la macchina elettorale dei circoli si inghippi proprio a pochi giorni dalle Comunali. Far credere che in questi elezioni conti più il candidato Marino che il partito, come adombrava alcuni giorni fa Goffredo Bettini, potrebbe rappresentare un’escamotage poco credibile. Intanto i sondaggi confermano un distacco di almeno 5 punti fra Alemanno e Ignazio Marino che dovrebbe affermarsi solo al ballottaggio.

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