Intervista a Sandro Medici: «La città va governata dal basso»

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Sandro Medici, candidato al Campidoglio per la lista dall’evocativo nome “Repubblica Romana”, rappresenta sicuramente un pezzo di quella sinistra oggi a pezzi (scusate il bisticcio) anche a Roma.

Quando si candidò mesi fa pensava di concorrere alle primarie, che avrebbero incoronato Ignazio Marino, con un modello di alleanze a sinistra già sperimentato a Milano o a Cagliari. «Ma ho preso atto malinconicamente – dice – che i giochi di Pd e Sel erano già fatti, come dimostra anche il ritiro del vendoliano Nieri dalla competizione. Per questo ho deciso di candidarmi al Comune per occupare gli spazi di insofferenza e disorientamento popolare che a sinistra fermentano e sono diffusi».

Una sperimentazione politica, la sua, che si va affermando per altre realtà al voto quali Brescia, Ancona, e Siena. Medici dopo l’endorsement di Bertinotti oggi ha il sostegno ufficiale di Rifondazione Comunista ma anche movimenti e realtà di base giovanili che sono per lui «i globuli rossi di questa città». Realtà sociali che il candidato (anche giornalista) coniuga con una lunga esperienza amministrativa (12 anni) in quello che fu il X municipio. «Lì ho sperimentato modelli di welfare ancora studiati da più parti. E quando Alemanno – prosegue – mi identifica con “l’occupatore di case” ignora le nostre sperimentazioni di autogestione di servizi che il Comune non sarebbe stato in grado di offrire. Senza contare l’occupazione per molti soggetti svantaggiati. Parlo della cooperativa “Cantieri Sociali” che oggi gestisce la manutenzione e il decoro del municipio. Oppure del collettivo femminile che occupò nel 2008 un ex deposito della Stefer per offrire sostegno alle donne in difficoltà. Una realtà oggi riconosciuta e finanziata dal Comune».

Quello che Medici prefigura nel suo programma è un modello di associazionismo partecipato dal basso, come in altre realtà europee, che sopperisce alla ritirata del pubblico dal welfare. «Un modello che arricchisce il territorio e consente alle varie e potenziali realtà associative di difenderlo, di utilizzare gli spazi e le strutture degradate ed abbandonate. Con il vantaggio di offrire più sicurezza ai territori rivitalizzati. Oggi, fortunatamente, quasi tutti recitano il mantra dello stop al suo consumo, ma il grande progetto industriale sta proprio nel recupero delle migliaia di ettari e metri cubi abbandonati o dismessi. Per questo immagino, come fece negli anni 70 Petroselli, un patto con i costruttori che rilanci i cantieri e l’occupazione, lasci alla comunità ciò di cui necessita ed ai privati l'opportunità di affrontare l’emergenza abitativa a prezzi e fitti calmierati».

Se l’housing sociale è la foglia di fico sulle vergogne della speculazione, Medici guarda ad un modello di sviluppo urbano come fu pensato da Rutelli, ma in una situazione di crisi e malessere sociale. Un modello che dica basta alle costosissime metropolitane, data la natura del sottosuolo romano, e lasci grandi spazi ad una rete stradale dedicata ai mezzi pubblici anche su rotaia. Con tempi di percorrenza che consentono risparmi e, gradualmente, limiti il traffico su motore. La riqualificazione urbana comprende il recupero di vaste aree della campagna romana, oggi abbandonate, da mettere a gara per il loro riutilizzo agricolo. «Sulla cultura – prosegue Medici – tocca adeguarla alla modernità e alla sperimentazione diffusa che una volta programmate generino flussi di turismo. Ma per il turismo vanno superate le varie lobby che oggi obbligano, strozzano li flussi turistici su percorsi abituali e predeterminati».

Ma per ripensare alla grande questa città per Medici «manca il coraggio di una politica riformista, il coraggio di proporre una progettualità di sinistra. Educando anche una opinione pubblica distratta, se non ostile, verso soluzioni riformiste proprio per il suo buon vivere». Per questo occorre ristabilire il primato della politica in una città «dove i cinque anni di clientelismo esasperato, inefficienza ed incapacità amministrativa di una inadeguata classe dirigente allevata da Alemanno, ha prodotto guasti anche nella macchina amministrativa». «Infine – aggiunge – consentimi una amara nota personale. Non che mi aspettassi gran che dai media, ma certo non il totale oscuramento cui sono stato sottoposto. Lo trovo preoccupante, non tanto per me come candidato, quanto per la democrazia di questa Roma».

Giuliano Longo