Campidoglio, la svolta di Marino

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«Sono cambiate molte cose in Italia da quando mi sono candidato, dall'elezione del capo dello Stato, alla formazione del Governo, ma le migliaia di cittadini che ho incontrato nel corso della mia campagna elettorale, mi confermano che i loro problemi sono rimasti gli stessi: lavoro, mobilità e trasporti, emergenza abitativa, decoro urbano, tutti aggravati dalla crisi economica e sociale».

Esordisce così il candidato della sinistra al Campidoglio, Ignazio Marino, che vede una città in sofferenza, afflitta dai mali che l'Amministrazione Alemanno ha aggravato, ma che ha tanta voglia di rinascere. «Eppure quell'elenco di disagi e sofferenze – ci dice – sono titoli ben diversi da quelli della grande stampa. Fra questi titoli svettano l'emergenza abitativa e l'emergenza lavoro. Nel primo caso sono in sofferenza 50.000 famiglie mentre la disoccupazione in questi cinque anni è cresciuta dal 5,8% al 10 e i giovani disoccupati sono oltre il 40%. Insomma – continua – una città impoverita dove si è persa la centralità della persona. Per questo, anche se sono del Pd, il mio vero e grande partito è Roma e la sua gente».

Se Alemanno non ha saputo dare risposte a questo disagio diffuso è pur vero che il sindaco oggi è prodigo di promesse ad effetto quali l'abolizione di Equitalia e dell'Imu. «Veda, questi annunci hanno sicuramente un valore mediatico anche se i cittadini sono meno ingenui di quanto Alemanno creda. Su Equitalia si tratta solo di un annuncio senza concreti accenni operativi. Diversa è la questione dell'Imu che mi vede nettamente contrario. Infatti non va abolita tout court ma misurata sul reddito reale delle persone e delle famiglie e non sul semplice estimo catastale. Se una vedova ha 700 euro di pensione e una casa di 120 mq non può pagare quanto un professionista con la stessa disponibilità di spazi. Pensi che a Roma sta crescendo vertiginosamente la svantaggiosa vendita della nuda proprietà solo per ricavare i mezzi di sussistenza e gli anziani che vi hanno fatto ricorso sono quintuplicati e sono già 10.000».

Poi c'è il problema dell'housing sociale che spesso è la foglia di fico per consentire di costruire e consumare territorio. Qui Marino si impegna entro breve tempo alla costruzione di 3.000 alloggi popolari e, a medio termine, di altri 15.000 alloggi sociali per famiglie disagiate e giovani coppie. Ma per il candidato va anche rivisto il meccanismo dei residence per gli sfrattati che oggi costano 26 milioni di euro per assistere 1.400 famiglie. «Per questo occorre offrire agevolazioni per l'acquisto – dice – e intendo costituire immediatamente l'Agenzia Comunale per la Casa che reperisca case ad affitti calmierati ». Roma è anche la città degli affitti in nero, addirittura per semplici posti letto, ma qui Marino non transige e lo pone come problema di legalità, che va rispettata in ogni campo, dalla casa affittata, all'evasione fiscale. Eppure della legalità e della sicurezza Alemanno aveva fatto il suo cavallo di battaglia durante la campagna elettorale del 2008. «Qui il sindaco ha fallito perché la legalità e la sicurezza non sono aumentate – dice il candidato – mentre ha creato 10 posizioni apicali che vanno dai 120 ai 200mila euro annui. Lui ha pensato che sicurezza significa repressione, così anziché creare nuova socialità, incrementare l'occupazione o semplicemente illuminare adeguatamente le periferie si è limitato a bandi e proclami repressivi lasciando immutata la situazione. Io penso che la sicurezza si garantisca offrendo opportunità e dignità alle persone».

Altro tema il lavoro. «Una emergenza che intendo affrontare su tre linee di programma. La prima riguarda uno 'sfruttamento' adeguato dell'immenso patrimonio culturale, storico/paesaggistico ed archeologico di questa città. Poi innovazione, ricerca e sviluppo in una capitale che vanta un numero incredibile di centri di ricerca universitari e non. Per questo chiederemo all'imprenditoria di sottoscrivere un patto con questi centri perché la ricerca diffusa venga finanziata. Infine occorre bloccare il consumo del territorio dell'agro romano, non per mettere in crisi i costruttori, come qualcuno ha voluto maliziosamente intendere, ma rivitalizzando la città con centinaia di cantieri aperti per riqualificare strutture e spazi degradati. Depositi Atac abbandonati, caserme, vecchia Fiera di Roma, la fabbrica della Miralanza, sono solo alcune fra le 114 aree urbane in attesa di riqualificazione». Si può obiettare che anche la giunta Alemanno ha fatto propri parte di questi progetti, anche se oggi il sindaco mette sotto accusa l'ostruzionismo della sinistra e la lentezza della burocrazia amministrativa. «Mi rendo conto della farraginosità della macchina, ma le parentopoli, la gestione clientelare e i fenomeni di corruzione nel mirino della magistratura non hanno certo facilitato le cose. Qui la battaglia si vince sulla trasparenza e ripeto, la legalità sulla quale non transigo».

Incombe poi il problema della riqualificazione delle periferie che per Marino non passa certo dall'abbattimento dell'esistente, come a Tor bella Monaca, o dai sogni faraonici di fantomatici gran premio di Formula Uno, quando la velocità media di un autobus è di 14 km ora. «Qui, nelle periferie, occorre investire su cultura e innovazione, risorse che verranno ricavate da questo nuovo modello di sviluppo». Tuttavia il problema delle risorse è ineludibile. «Guardi – continua Marino – nonostante le richieste mie e dei grillini i dati veri della situazione finanziaria del Comune non sono ancora disponibili. I fondi europei di Horizon 2020 dal 2014 sono disponibili, ma non sono stati utilizzati parte di quelli precedenti perché la capitale, ripiegata nel suo provincialismo, non ha saputo proporre progetti innovativi e credibili. Si tratta di 81 miliardi di euro dei quali in passato abbiamo contribuito come Stato con il 14% portandone a casa si e no l'8%. Significa che non siamo stati in grado di proporre progetti innovativi. In questa prospettiva intendo aprire un ufficio con gente competente a Bruxelles destinato esclusivamente al reperimento di questi fondi.» In conclusione, nell'incontro Marino non fa nomi sulla sua futura squadra di governo, ma ci assicura che la selezione sarà rigorosamente affidata a criteri di competenza, merito e professionalità. Disponibile ad accogliere indicazioni e suggerimenti ci dà comunque per certo che il 50% della sua squadra sarà in rosa.

Giuliano Longo