Ma quale restyling: incubo pup in via Imera e via Albalonga

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In via Imera le donne che abitano al civico 16 sono costrette a entrare e uscire dal cortile che dà su una strada sul retro. Da due anni la carreggiata e parte del marciapiede sono occupate dalla recinzione del cantiere di un parcheggio interrato, e il portone principale, circondato dalle palizzate, è diventato un luogo di bivacco e una latrina a cielo aperto.

Un brutto spettacolo e soprattutto una puntuale metafora del fallimento del Piano Parcheggi, che nelle intenzioni avrebbe dovuto togliere auto dalla strada e riqualificare vie e piazze pubbliche per migliorare la vivibilità e il paesaggio degli abitanti dei quartieri, e che troppo spesso ha prodotto l’esatto opposto.

Oggi i residenti di via Imera sono costretti a coabitare con una discarica, senza nessuna certezza sulla fine dei lavori, dato che da più di un anno nel cantiere è tutto fermo, ad eccezione di quello che si definisce un “traffico di smobilitazione”. Uno striscione ormai stinto recita ancora “Stiamo costruendo nuovi parcheggi per una Capitale ancora più bella”, ma vista da qua, tutta l’operazione sembra aver poco a che fare con la bellezza e con l’utilità per la cittadinanza. Anche perché, se il parcheggio dovesse essere prima o poi terminato, offrirebbe a prezzo di mercato 100 box, che corrispondono esattamene ai posti di sosta tariffata a raso che c’erano prima. E a pochi metri c’è l’autoparco di via Siria, 300 posti che si dice siano per lo più invenduti, nonostante lo striscione appeso sull’ingresso parli di box in vendita a 50.000 euro, 30.000 euro al netto della detrazione fiscale: un deciso ribasso rispetto agli 85.000 euro dei volantini distribuiti un paio di anni fa per pubblicizzare altri box in costruzione nella zona.

E nella direzione opposta, verso piazza Re di Roma, c’è un altro significativo monumento al degrado: il Pup in via Albalonga, una strada occupata dalle macerie dal luglio del 2011. Dopo aver assistito all’abbattimento di tutti gli alberi della strada, gli abitanti hanno subìto varie interruzioni dell’illuminazione stradale, affidata dall’Acea al concessionario privato, di cui l’ultima per 40 giorni consecutivi. E poi sporcizia, topi, rischi per la sicurezza dei cittadini, chiusura di molte attività commerciali.

Una vicenda che è finita con la revoca della concessione alla ditta inadempiente, ma che ancora non è arrivata al lieto fine, se si considera che la fideiussione a garanzia del Comune pare sfumata e che i 215mila euro necessari al ripristino della strada dovranno essere presi dalle casse comunali. Tre situazioni che dovrebbero far riflettere chiunque aspiri a governare la città sulla necessità di voltare pagina e rimettere in discussione lo spirito del Piano Urbano Parcheggi.

Anna Maria Bianchi
portavoce comitati No Pup

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