Campidoglio, la guerra dei sondaggi: Marino è quasi al 40%

0
45
 

Ritornano i sondaggi, questa volta per l'ormai prossima scadenza delle elezioni comunali. Commissionato dalla testata giornalistica online affaritaliani.it è stato realizzato dalla società di ricerche demoscopiche Datamonitor di Milano.

Il metodo è quello delle consuete interviste telefoniche a mille cittadini, che vengono ritenute un campione valido quanto meno per stabilire il trend degli orientamenti dell’opinione pubblica. I dati di ieri inoltre non si discostano gran che dalle precedenti rilevazioni pubblicate da alti quotidiani.

La rilevazione condotta fra il 15 e il 16 aprile fornisce i seguenti risultati: Ignazio Marino, il candidato della sinistra fra il 40 ed il 38% dei consensi; Gianni Alemanno sindaco uscente in seconda posizione con una forbice fra il 34 e il 32%. Fra il 18 e il 16% il candidato del Movimento5Stelle avvocato Marcello de Vito, infine in quarta posizione l'imprenditore Alfio Marchini fra il 14 e il 12% dei consensi. Fra il 5 e il 3% gli altri candidati.

Il direttore di Affaritaliani e committente dell’indagine, Fabio Carosi, osserva che le interviste sono state realizzate nelle 24 ore successive alla messa in onda della trasmissione di Report e alle polemiche che ne sono seguite.

L'altro elemento che emerge dal sondaggio Datamonitor è la “leggerezza” deludente del candidato del Cinque Stelle, Marcello De Vito. Per quanto riguarda Alfio Marchini Carosi sottolinea la sua non appartenenza a partiti e giudica “rivoluzionario” l'aver raggiunto in pochi giorni una percentuale che oscilla tra il 14 e il 12%.

Altri sondaggi confermano Marino al 35% mentre si allarga la forbice con Alemanno di 7 punti che scende al 28%. De Vito, non più tanto "leggero", salirebbe al 21% e Marchini scenderebbe al 10%.

Ponendoci da un osservatorio del tutto obiettivo ci pare che la discrepanza delle percentuali qui riportate, pur confermando la netta possibilità di vittoria per Marino, segnino una certa incertezza nelle rilevazioni d'opinione che induce alla prudenza, soprattutto dopo l'esito elettorale delle politiche di febbraio che ha contraddetto qualsiasi previsione.

Gl