Comunali,L’odissea dell’Udc: Smedile segue Ciocchetti

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Dopo l’esperimento elettorale di Mario Monti l'Udc non se la passa proprio bene, men che mai a Roma. Altro è il discorso di quell’area moderata che in parte votò Alemanno ed oggi, delusa, cerca un referente politico.

La scelta di Luciano Ciocchetti (fedele sino all’ultimo a Renata Polverini) di affiancare Gianni quale vice sindaco se non sorprende per i suoi radicati convincimenti, rischia di mettere alle corde il partito di Casini. Tanto che il consigliere Francesco Smedile pensa di seguirlo nella sua logica del progressivo spostamento a destra. Dal Pd ad Alemanno. Per dare senso al suo peregrinare se la prende con il segretario Lorenzo Cesa, che non avrebbe ancora deciso da che parte stare, anzi di tramare per sostenere «l’alieno fautore dell’eutanasia Ignazio Marino» al primo o secondo turno. In questo orribile (per lui) caso, Smedile sarà il primo ad andarsene sulle orme di Ciocchetti. Che Smedile sia sempre stata la manina destra di Ciocchetti in Aula Giulio Cesare dove Onorato e l’Udc erano all’opposizione di Alemanno, è noto. Che poi segua il suo mentore non pare sconvolgere nessuno.

Più interessante è la posizione di Ciocchetti, forse irritato per non aver ottenuto un seggio in parlamento, per il quale «l’Udc, nei diversi comuni italiani, si è alleato a volte con il centrodestra e a volte con il centrosinistra». Ma oggi tocca piantarla lì «con queste intese a zig zag e scegliere in maniera definitiva il perimetro politico giusto… ». Quale perimetro se non il centrodestra? E siccome il centrodestra ha scelto Alemanno «è gioco forza, convergere su questa candidatura ». Quindi non sarà lui a venir cacciato dal partito ma sarà l’Udc ad "autoescludersi" da lui.

La vicenda non parrebbe scuotere nessuno. Con un Pd ancorato allo zoccolo duro della sinistra romana e Alemanno che vanta nei suoi sondaggi un testa testa con Marino. Chi potrebbe avere un qualche interesse alla vicende dei centristi è l'imprenditore candidato Alfio Marchini.

La vulgata di sinistra lo vuole espressione del centro, come dimostrano i suoi recenti acquisti di Onorato e l’ex Pdl Cianciulli. Ma Alfio fiuta la trappola di chi lo vuole a tutti i costi nell’angolo centrista facendo finta di ignorare che lui alle primarie, dove ha trionfato Marino, voleva inizialmente partecipare. Poi, da candidato civico, si è sempre affannato a dimostrare che il suo Dna politico e culturale è lontano dai vecchi schieramenti, centro incluso. Così ieri in visita al Recup di Ostiense ha messo i puntini sulle "i" : «Nessun interesse e nessuna voglia di entrare nel merito di un dibattito interno» ma incalzato dai giornalisti sulla candidatura di Onorato chiarisce «quando uno si candida a governare una città così complessa come Roma ha l’obbligo di chiedere al più alto numero possibile di persone di appoggiarlo… tanto più che nel dibattito politico attuale, si parla di cose astratte e non dei problemi e della quotidianità dei romani». Un modo come un altro per dire che nelle sue liste confluirà di tutto, anche da sinistra, come è avvenuto per la Improta al Municipio III.

Mentre Marino sostenuto da Zingaretti marcia spedito verso il ballottaggio, Marchini a sinistra non molla. Intanto nel suo entourage si ragiona: «Se il consenso di Alemanno frana e quello dei grillini rifluiscza lo spazio per farlo arrivare al ballottaggio c’è. E’ già successo in altri grandi comuni». Giuliano Longo