Il Comune insiste con gli Asili \’\’low cost\’\’

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Mentre l’assessore De Palo si lancia in trionfali proclami sulla trasparenza e qualità degli asili romani con toni da condottiero («Basta irregolarità, da oggi tutte le strutture per l’infanzia 0-6 anni di Roma Capitale saranno riconoscibili mediante uno speciale marchio di garanzia per tutte le famiglie che solo i nidi e le scuole dell’infanzia autorizzate potranno esporre» ha detto ieri) il Comune ha dato vita il dodici aprile scorso a un bando che permetterà ai privati di gestire altri 8 asili nido “low cost” nel periodo che va dal primo settembre di quest’anno al 31 luglio del 2016, ospitando ben 645 bimbi romani presenti nelle liste di attesa, con una spesa dalle casse comunali di 10.233.173 euro.

Se a prima vista la notizia sembra positiva bisogna scendere nel dettaglio per scoprire gli obiettivi e i potenziali risultati del progetto, considerando la delicatezza dei bambini, utenti finali di ogni asilo nido.

Scorrendo le caratteristiche del bando si scoprono dunque due dati significativi. Il primo è che ogni asilo riceverà in pratica per lavorare la cifra di 480,769 euro mensili a bambino. Una somma decisamente ridotta, considerato che nel 2010 il negletto Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, il Cnel, definendo gli standard per l’erogazione del servizio fissava a circa 714 euro al mese il costo per bambino. Tenendo inoltre conto del fatto che, come ha ricordato nei giorni scorsi la Fp Cgil, oltre l’80% dei fondi finisce per il costo del personale, per la struttura e le attività dei bambini resta davvero poco. È il fenomeno dei cosiddetti “asili low cost” da tempo criticato ed evidenziato dai sindacati ma che la Giunta Alemanno non ha mai avuto intenzione di rivedere.

L’altro numero sul quale riflettere sono le dimensioni degli asili. Il sindacato Usb ieri ha denunciato la realtà dell’affollamento e degli spazi ridotti: «Pensiamo, ad esempio, al nido di via Valcannuta nel XVI Municipio – ha detto Caterina Fida, dirigente sindacale USB del Comune di Roma – dove è prevista l’accoglienza di 98 bambini per una superficie netta utile totale di 502 mq, comprensiva di servizi, spazi per il personale, cucina, ossia spazi non utilizzati dai bambini. Sono 5,2 mq per ogni bambino, parametri vistosamente peggiorativi anche rispetto a quelli fissati dalla legge sui “nidi pollaio” voluta dalla Polverini». Criteri sempre più stringenti, che non possono fare altro che ridurre la qualità del servizio finale.

C’è infine il tema della reale professionalità degli educatori presenti in queste strutture, collegato alle retribuzioni. «Il sistema è ormai collaudato – continua Fida – il contenimento dei costi ed i guadagni saranno realizzati sulle spalle delle educatrici, sui loro salari dimezzati, sulle ore in più lavorate. In sostanza sullo sfruttamento del personale e sulla precaria assistenza offerta ai bambini». «Il modello voluto da Alemanno è un servizio di custodia, anacronistico e indegno di una società civile – conclude la rappresentante dell’Usb. Gli otto nidi devono dunque essere immediatamente aperti con una gestione pubblica e di qualità, assumendo le educatrici precarie del Comune di Roma. Per questo da ieri l’USB ha proclamato lo stato di agitazione di tutto il personale educativo fino a quando non sarà ritirato il bando».

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