I cinque anni più neri di Roma

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Mentre il sindaco Alemanno e la sua vice Sveva Belviso marciano a suon di querele, l'onorevole Francesco Giro minimizza e scrive: «La Gabanelli ci ha abituato ad inchieste giornalistiche di ben altro spessore, come quella sui fabbricati di Di Pietro e quella sul piano regolatore di Veltroni. Quella di ieri era invece una frittata….pur di diffamare Alemanno alla vigilia delle elezioni comunali….» Quelli querelano, lui (Giro) minimizza, si mettessero d'accordo.  Il punto è che la Gabanelli ha voluto sintetizzare, con la potenza del mezzo televisivo, notizie e inchieste che da anni inondano i giornali, ivi compreso il nostro, oggetto di querele da parte del sindaco e dei suoi. Per Giro quanto riportato da Report è del tutto "scontato": i Casamonica, il mega appalto della metro C, la nuvola di Fuksas eredità della sinistra,  i debiti dell'Atac, i derivati finanziari ecc.

Insomma il rendiconto di un disastro annunciato. Ma quello che l'onorevole non dice o finge di non capire è quanto emerge dalla trasmissione e che probabilmente ha già attirato l'attenzione della Procura: l'esistenza a Roma di una presunta cupola nera e di un presunto intreccio fra affari, malavita organizzata ed esponenti di quella che fu  la destra eversivo/terroristica, con questa Amministrazione. Gente legata alla banda della Magliana o ai Nar che improvvisamente riappare sulla scena capitolina, ma questa volta su posizioni di forza fra "appalti e affari miliardari". Una "cupola nera" di personaggi "sfuggenti", "pericolosi e potenti" quali Carminati, Mokbel, Cola, Mancini e forse, sullo sfondo,  liason con i Servizi. 

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Così si riannodano fili mai spezzati, si intrecciano rapporti personali, si piazzano uomini e amici in una rete di "connivenze, favori, ma soprattutto affari". In una zona grigia, dove "la criminalità organizzata sfuma nel business". Questo è il focus della trasmissione Report. Tutto da dimostrare? Certamente, ma il mosaico si va ricomponendo e il fatto stesso che il grande esperto di mafie, il procuratore capo Pignatone, sia sbarcato a Roma, in quello che fu un tempo definito il porto delle nebbie, si carica di significato.  E mentre la destra piagnucola, rinfaccia e querela l'attuale opposizione, come non ha fatto per anni, accusa, svela, denuncia l'impatto su Roma della 'fascisteria' al governo della città.

Usa toni inusitati dopo anni di opposizione 'responsabile', pacata, democratica che di fascisti non parlava nemmeno più, salvo prendersela con i marginali quali Casapound che del "banchetto" hanno avuto le briciole. Eppure i segnali c'erano, forti e chiari: l'inchiesta su Mokbel e Cola, l'indagine dell''Espresso su Carminati e poi i punti verdi qualità per i quali la Belviso oggi non vuole nemmeno essere nominata. E  soldi, tanti soldi per la propaganda del sindaco a capo della sua fondazione la Nuova Italia del grande elemosiniere Panzironi. Certo la battaglia per l'acqua e il guizzo di pochi consiglieri contro la cementificazione sul finire di questa sindacatura. Certo l'indignazione per Parentopoli, ma quando il segretario cittadino del Pd Miccoli intimò "fuori da tutti i consigli di amministrazione capitolini" i rappresentati dell'opposizione rimasero sulle poltrone dei cda mentre Alemanno li faceva e disfaceva a suo piacimento. Oggi contro questo sistema occupato da una destra miracolata dal voto del 18 aprile 2008 si cercano vie nuove, trasparenti, legali come vuole Ignazio Marino.

Oppure si gioca sul disgusto popolare come tentano di fare i grillini (con De Vito) che nemmeno conoscono le radici del male, dal crepuscolo del Veltronismo e del modello Roma alle cause di quel voto di destra. Oppure come l'imprenditore Marchini, il quale chiede una rottura con il consociativismo «dove di giorno ci si scontra e di notte ci si incontra e spesso si spartisce la torta».  La torta non c'è più e anche le briciole sono state spazzate dal sacco degli Alemanni. Non resta che confidare nella indignazione degli onesti. 

Giuliano Longo

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