Comunali, Croppi sta con Marino e Marchini martella per conto suo

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Dopo i laceranti dubbi della scorsa settimana sulla candidatura di Umberto Croppi, già assessore alla Cultura di Alemanno, al supremo soglio capitolino, ieri l'interessato non ha proprio sciolto la riserva, ma ha fatto sapere che se si dovesse ritirare sosterrebbe Ignazio Marino. Il che lo sposterebbe decisamente a sinistra rispetto ai presupposti della sua discesa in campo come candidato civico. D'altra parte è nota la prossimità di Umberto a molti ambienti intellettuali della Capitale dove più che la connotazione politica conta la frequentazione e l'intreccio delle personali simpatie trasversali. Poi se la prende con la esposizione mediatica dell'altro candidato civico, l'imprenditore Alfio Marchini che «gode di spazi incredibili incredibili televisione.

E' una vicenda senza precedenti, in questo modo Marchini sta ipotecando la campagna elettorale (probabilmente di Ignazio Marino ndr) per il Campidoglio». Detto questo fa i conti in tasca all'imprenditore che peraltro non ha mai negato che le campagne elettorali costano, contrariamente a quanto ipocritamente (sono parole sue) dichiarato dai partiti, e afferma che «Marchini finora tra manifesti e l'acquisto di pagine di giornali ha già speso quanto a me basterebbe per tutta la

campagna elettorale. Se li avessi quei soldi…». Effettivamente l'invadenza mediatica dell'imprenditore romano è notevole ed inusitata. Tanto che anche l'altro candidato Sandro Medici, che non frequenta i salottini ma i centri sociali, lamenta la sua esclusione da Porta Porta di mercoledì sera. Solo che la sua accorata contestazione partiva dall'assunto che oltre al Marchini ed Alemanno ci fossero anche il grillino De Vito e lo stesso Marino. Esclusa una indelicatezza di Vespa, in genere molto attento a non crearsi problemi, possiamo supporre che quella del chirurgo del Pd candidato sindaco sia stata una scelta voluta, mentre il grillino, si sa, in tv non ci va se non glielo dice il grande puffo del blog.

Così mentre Croppi e Medici si lamentano Marino, che ha vinto le primarie alla grande, si può permettere di non volere il faccia a faccia con i suoi concorrenti, come se dicesse "ci rivedremo a Filippi". Tuttavia gli esperti di comunicazione ci dicono che sarebbe un errore incardinare la strategia dell'imprenditore candidato solo sulle comparsate in televisione sfruttando la simpatia della sua immagine. Il Marchini infatti è da mò, come si dice a Roma, che si muove sui territori tanto che, come ha riferito nella conferenza stampa al suo comitato sabato scorso, intende battere circa 120 aree urbane da lui individuate, una per una e con tanto di orchestrina underground al seguito. Poi ci sono le radio locali dove non si risparmia.

Questa mattina era ad esempio a Centro Suono Sport dove ha parlato del voto ai Grillini come voto di partecipazione, ma mentre per lui lo «'tsunami' è troppo, perché lo 'tsunami' dopo il suo passaggio lascia danni» lui vuole «una rivoluzione che passa e lascia cambiamenti». Poi ha parlato di merito per i dipendenti pubblici, di risveglio dell'orgoglio delle professionalità e ancora di trasporti che sono peraltro la sua specializzazione ingegneristica, di turismo, di patrimonio e di tante altre cose fra le quali la cultura, che a suo avviso deve essere resa sexy.

Certamente Marino ha una base di partenza solida rappresentata dallo zoccolo duro della sinistra romana che ha sempre sfiorato il 30% dei consensi. Ma Alemanno è ancora al 24%, i grillini al 20% e Marchini al 16%. Dove è evidente che se i dati sono questi, al primo turno si andrà sul filo di lana per il ballottaggio, che potrebbe riservare sorprese. Per di più dopo le previsioni a dir poco deludenti (per la sinistra) i sondaggi occorre prenderli davvero con le pinze. Si pone a questo punto un quesito che riguarda Marchini ed il Movimento 5 Stelle. Può una forza politica affermarsi a Roma senza le tradizionali forze politiche organizzate? La scommessa sta tutta qui.

Giuliano Longo

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