Alemanno chiama Berlusconi: un evento all’Eur per inaugurare la campagna

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Il Palazzo dei congressi all’Eur pur nel suo avveniristico stile littorio/razionalista non ha sempre portato fortuna a Gianni Alemanno, che alla fine di settembre del 2011 vi riunì i circoli della sua fondazione Nuova italia. Certo, non proprio tutti militanti di provata fede ma con la solerte precettazione di qualche centinaio di dipendenti comunali riuscì quasi a riempire la sala.

Come non dimenticare quella presidenza gremita di storiche presenze: Altero Matteoli, Andrea Augello, Marcello de Angelis, Carlo Fidanza, Gaetano Quagliariello, Andrea Ronchi, Francesco Storace, Alfredo Mantovano, e tanti altri accomunati dal suggestivo slogan “Cambiare – Partecipare – Unire l’Italia”.

Parve allora che Gianni cavalcasse l’onda del successo esprimendo quel bisogno di rinnovamento che lo portò temerariamente a criticare il cavaliere di Arcore, sollevando un boato di consensi quando definì quasi scandalosa la presenza di Nicole Minetti al Consiglio regionale della Lombardia. Nei corridoi già si mormorava che lui, Gianni, avrebbe sostituito il traditore Fini alla destra di Berlusconi, che qualcuno già vedeva avviato verso una precoce senescenza. Largo ai giovani, parve echeggiare in alcuni interventi. Poi il baratro. Nè valse al sindaco costituire liste civiche su liste civiche una dopo l’altra per risollevare il crollo di consensi che oggi lo vede si e no al 24% a meno di due mesi dalle elezioni. Il Cavaliere risorse arzillo più che mai, la destra di An si frantumò fra il sulfureo la Russa, l’astuto Gasparri e la avvenente (con photoshop) Meloni e a lui rimase solo con un pugnetto di parlamentari, ultimi resti di quella che fu già l’esigua presenza della sua corrente alle Camere.

Ma dopo l’esito delle Politiche… I have a dream, parve sognare Alemanno. “Qui”, disse, c’è bisogno di Berlusconi perché senza di lui non vado da nessuna parte. Per “qui” intendeva ovviamente Roma. E dopo questa folgorante intuizione si mise in pista per convincere Alfano, ma soprattutto Lui, Berlusconi, a scendere in campo per dargli una mano nella campagna elettorale. In un primo tempo il Capo parve piuttosto riluttante a metterci la faccia in una situazione inquinata dal peso di parentopoli, fra presunte stecche di qua e di là e con il rischio che cominci a girare qualche altro avviso di garanzia, che mette sempre di malumore il Cavaliere anche se non riguarda direttamente la sua persona. Ma dai che ti dai Gianni pare esserci proprio riuscito, tanto che ormai, si dice, sarà proprio il gran Capo ad aprire la campagna elettorale di Alemanno, forse alla fine della prossima settimana. E proprio al Palazzo dei Congressi all’Eur.

Un segno di rinnovata fiducia nel nostro sindaco alla frutta, una pacca sulle spalle all’amico nervoso e prostrato, ma soprattutto il segno che lui, Alemanno, un partito alle spalle ce l’ha. Quel Pdl che solo sul finire dell’anno scorso Gianni voleva spingere verso l’alleanza con Monti, mentre Alfano vagheggiava primarie per la leadership che sarebbero svanite al primo starnuto del Cavaliere. Tutti al Palazzo dei Congressi allora, senza nemmeno bisogno di precettare i comunales. L’esito dello show è assicurato.

Giuliano Longo