Campidoglio, la strategia di Ignazio Marino e le incertezze di un quadro frammentato

0
26
 

Non sappiamo se 100 o 1.000 rom siano andati a votare alle primarie della sinistra e anche se fosse siamo invece certi che nulla sposta rispetto alla chiara e indiscutibile affermazione del senatore Ignazio Marino quale candidato a sindaco.

Altrettanto pretestuosa è la polemica sul numero dei partecipanti come se gli oltre 100.000 cittadini elettori non fossero di per se un numero significativo a fronte dei 500 click on line che sono stati sufficienti a designare l’avvocato De Vito quale candidato al Campidoglio del Movimento5Stelle.

Altro, e più serio, è il dato politico della vittoria di Marino che si colloca decisamente a sinistra ottenendo il consenso anche da frange sinora escluse dalla coalizione quali Rivoluzione Civile di Ingroia, i verdi ed i movimenti degli occupanti delle case di Alzetta ed Action. A questo va aggiunta una pennellata di laicismo sulle questioni della bioetica e della liberalizzazione delle droghe leggere che caratterizza il cardiochirurgo vincitore. Uno spostamento sulla sinistra del candidato che ha immediatamente suscitato le perplessità del quotidiano di Caltagirone il Messaggero che ieri titolava e scriveva in modo non proprio lusinghiero sul risultato delle primarie. Ma la forza di Marino non sta tanto nella fama e nel peso politico di chi lo ha inizialmente indicato.

Quel Goffredo Bettini, autorevole saggio della sinistra romana che lo aveva già scelto quale terzo incomodo nella competizione fra Bersani e Franceschini nel 2009, quanto nel sostegno del gruppo dirigente del Pd romano e soprattutto di Nicola Zingaretti, uno fra i pochi vincenti della ultima tornata elettorale di febbraio. Non a caso, ieri a urne ancora aperte, il governatore del Lazio su Facebook accusava di pigrizia mentale quelli che dimenticano o fingono di dimenticare che nel test difficilissimo delle regionali la sua coalizione ha vinto ed è riuscita a spostare in suo favore oltre 300.000 voti, il 12% dell’elettorato. E aggiungeva «fanno tutti finta di non vederlo, ma io credo sia giusto rilanciare sul terreno politico questa sfida basata sulla buona politica, perché ha coniugato l’innovazione nelle idee e della pratica politica alla difesa di valori. Questa buona politica controcorrente fondata sull'incontro e l’apertura dei partiti nei confronti di movimenti e società sicuramente dovrà contare». Che tradotto significa: sulla mia linea politica si è vinto.

Poi dopo il risultato Zingaretti chiariva non solo la sua soddisfazione per la vittoria di Marino, ma la indicava nel solco della sua strategia. Eletto il candidato e mobilitate le forze d’opinione disponibili, la situazione, o meglio l’esito finale delle comunali, rimane aperto nella competizione fra il neo designato candidato di sinistra, Gianni Alemanno, il grillino e Alfio Marchini che guarda ad una sinistra più moderata o comunque capace di raccogliere i delusi dall’attuale sindaco.

La campagna elettorale chiarirà le posizioni, ma è evidente che si giocherà molto, come lo stesso Marino ha indicato, sui temi della trasparenza, del risanamento morale oltre che sui bisogni e le difficoltà dei territori, soprattutto nelle periferie, dove l’opinione politica è fluida, incerta quando non ostile alla politica (qualunque politica). Se la scommessa di Zingaretti/Marino risulterà vincente non ci sarà partita, ma se il voto si frammenterà, come pare, tutto si giocherà al ballottaggio. E qui le sorprese potrebbero non mancare. Su Roma intanto si sta giocando una partita che va ben ali là dei confini della città ma si intreccia con gli incerti scenari nazionali. Da Berlusconi a Grillo i big nazionali ce li troveremo tutti nelle nostre piazze.

Giuliano Longo