Esclusi e costretti nell’illegalità. I rom nella capitale

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Oggi si è festeggiata la giornata internazionale dei rom e dei sinti ma, a ben vedere, le comunità nomadi della Capitale hanno davvero poco su cui sorridere. Soprattutto in termini di integrazione sociale e condizioni di vita. Secondo le stime di importanti associazioni di tutela dei diritti umani gli sgomberi di campi informali da parte di Roma Capitale sono stati oltre 400 dal luglio 2009, data ufficiale di applicazione del famigerato e criticatissimo Piano Nomadi, che almeno sulla carta avrebbe dovuto ridurre gli insediamenti autorizzati a 12 unità. Ma ad oggi quello che fa scalpore è più che altro la mole di denaro, sborsata per trasferire di qua e di là i malcapitati rom:

«Gli sgomberi di campi – ha denunciato a più riprese 21 Luglio – dal 2009 sono costati 6.750.000 euro. Dieci volte più di quanto speso dal Comune di Roma per l'inclusione lavorativa di soggetti rom svantaggiati nel medesimo periodo preso in esame». Nell’analisi vengono considerate le spese per la rimozione dei rifiuti, per  l'impiego delle forze dell'ordine e per l'utilizzo delle unità mobili di strada: «I rom coinvolti negli sgomberi sono stati 2.200 persone con una spesa per ogni famiglia superiore ai 14.000 euro. Soldi – continua l’associazione – spesi per far vagare una famiglia rom da un capo all'altro della città senza soluzione alternativa, senza progetti di inclusione sociale, senza assistenza adeguata, senza sostegni scolastici, calpestando i basilari diritti umani e dell’infanzia».

Senza considerare, poi, le battaglie legali nate intorno al Piano Nomadi, come per lo sgombero di Tor dè’ Cenci nell’ex XII municipio e per il nuovo villaggio della solidarietà alla Barbuta, allocato infelicemente sotto il cono di volo dell'aeroporto di Ciampino e sopra una falda acquifera. E per di più, oggi, in mezzo ad una marea di “monnezza”, come testimoniato dal servizio di Striscia La Notizia. Qui, come confermato dalla commissione Sicurezza di Roma Capitale, la bonifica costerà circa 300mila euro e per il momento Ama ancora non si è vista. A ciò si aggiunga la questione delle pessime condizioni igienico-sanitarie del luogo (stato critico anche al campo di via della Cesarina, come ripreso da alcuni video su Youtube, ndr) e soprattutto il capitolo convivenza forzata, che in passato ha creato conflitti tra i diversi gruppi etnici.

Questa, non a caso, la riflessione di 21 Luglio sui villaggi attrezzati del Piano Nomadi: «Anche se presentati come luoghi controllati e sicuri, sono in realtà l'incarnazione della illegalità istituzionale dove, come in ogni ambito marginale e segregato, più facilmente si possono innestare e ramificare sistemi di criminalità». Criminalità dilagante, ampiamente testimoniata dal costante intervento delle forze dell’ordine: in ultimo la vicenda degli 88 rom indagati per la presunta carenza dei requisiti di indigenza per poter rimanere all'interno dei campi; di questi una cinquantina erano possessori di conti correnti alle poste. Due di loro erano stati allontanati dal campo di via di Salone, ma hanno deciso di ricorrere al Tar per contestare la decisione del Campidoglio. Tar che ha dato loro ragione, mandando su tutte le furie Alemanno e Belviso.

Per concludere, forse il piano nomadi non sta procedendo come si era sperato in quel caldo 31 luglio di tre anni fa. Volendo entrare nell'ottica del Campidoglio, qualche “battaglia” è stata pur vinta – come gli sgomberi di Casilino 900 e Tor dè Cenci – ma la “guerra” è tutt’altra cosa. E non è detto che quest’ultima sia l’unico modo per ottenere la pace: sociale chiaramente.

Marco Montini