Primarie col fiato sospeso

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Alla vigilia delle primarie della sinistra per la candidatura a sindaco di Roma le acque paiono incresparsi dopo un lungo periodo di bonaccia contrassegnato da qualche polemica sui manifesti “abusivi” di Sassoli e l'invito di Marino a rendere note le spese elettorali.

Fare previsioni sulla partecipazione popolare a queste primarie “sottotono” è quanto meno azzardato, ma pessimisti ed ottimisti si augurano che sia ampia a partire dal vincente Nicola Zingaretti che non ha indicato alcun “suo” favorito riservandosi la scelta nel segreto dell’urna. Fra tutti i candidati (in ordine alfabetico) Gemma Azuni, Mattia Di Tommaso, Paolo Gentiloni, Ignazio Marino, David Sassoli e Patrizia Prestipino, i più accreditati rimangono (dai sondaggi interni al Pd) Gentiloni, Marino e Sassoli.

Anche se il rush finale dovrebbe vedere al filo di lana solo gli ultimi due. Se dovessimo bilanciare i punti di forza e di debolezza dei due competitors a favore di Marino giova il sostegno del gruppo dirigente del Pd romano che ha “scovato” la sua candidatura “civica” solo alcune settimane fa. Il vantaggio di Sassoli è invece quello di essere partito con largo anticipo.

Le chance del chirurgo genovese sarebbero quindi legate all’apparato e al peso dei circoli e al fatto che nelle primarie del 2009 per la segreteria del Pd fra Bersani Franceschini la lista di Marino totalizzò a Roma la sua punta più alta con il 18% dei consensi. Ma anche Sassoli è sostenuto da un pezzo importante del partito. Infatti lui, legato a Franceschini, è sostenuto da una parte dei bersaniani rappresentati dall’onorevole e capo gruppo capitolino Umberto Marroni che sui circoli ha una influenza non irrilevante e alle spalle una lunga esperienza in Aula Giulio Cesare. Gentiloni conta sull’area non irrilevante dei Renziani presenti nella capitale.

Vista così, la situazione dà l'idea di un confronto tutto interno alle diverse anime del Pd, impressione che potrebbe venir vanificata da una larga presenza di popolo al voto. Anche dal Nazareno si accorgono che su Roma si va giocando una partita dai risvolti nazionali se anche nella capitale dovesse dilagare lo tsunami grillino. Non a caso anche i cosiddetti “giovani turchi” del partito ieri prendevano posizione.

Il votassimo alle parlamentarie di dicembre Stefano Fassina, bersaniano doc, a favore di Marino e Matteo Orfini con Sassoli. Toni attenuati quasi soft rispetto alla polemica rovente di Umberto Marroni nei confronti del cardiochirurgo genovese visto come la pura e semplice creatura di Goffredo Bettini. In casa Pd si è convinti che alla fine il partito e il suo elettorato si compatteranno sul vincitore delle primarie trainati dall'effetto Zingaretti. Eppure sullo sfondo si staglia il terzo incomodo: l’imprenditore Alfio Marchini che nonostante l'invito iniziale di Sassoli e Marroni ha deciso di non competere alle primarie per non rimaner coinvolto nelle beghe interne del Pd.

Se non fosse che il “civico” Marchini anche lì, a sinistra, vuol pescare consenso. Non paiono casuali le sue frequenti presenze mediatiche a talk show che tradizionalmente coinvolgono un targhet di sinistra: Mezz’ora di Lucia Annunziata, Le Invasioni Barbariche della Bignardi, Servizio Pubblico di Santoro, Ballarò ecc. Ma questa è tutta un’altra partita che verrà giocata da lunedì prossimo. Giuliano Longo