Regione Lazio, Zingaretti mantiene le promesse e taglia a tutto spiano

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Continua l’opera di risanamento e riorganizzazione della Regione Lazio. Ieri era stato il turno del vicepresidente Smeriglio a ricordare al “Corriere” tutto quello che è già stato messo in campo; dai tagli agli stipendi del presidente ridotto del 30% e degli assessori, alla sforbiciata agli stipendi dei dirigenti arrivando anche alla eliminazione di alcune società e all’accorpamento di molti enti strumentali. Anche le direzioni regionali sono state ridotte da 20 a 12 con un risparmio di oltre 500 mila euro l’anno.

Queste azioni del governo regionale, meritano la giusta considerazione perché non rappresentano soltanto tagli alla spesa corrente ma viceversa sono un sistema stabile di contenimento e razionalizzazione dei costi. Significa che anche chi verrà tra 5 anni, troverà un ente che ha compiuto una stabile, profonda e necessaria “cura dimagrante”.

Inoltre il più odioso degli istituti, quello dei vitalizi che la Polverini aveva voluto riconoscere anche agli assessori esterni, viene cancellato.

Un insieme di provvedimenti che il presidente Zingaretti considera parte di un processo complessivo tuttora in corso, che ieri ha spiegato così: «In Regione, siamo impegnati ad approvare il Bilancio entro fine mese e affronteremo da subito, per dare un segnale, il recepimento dei decreti Monti sul taglio alle spese e anche provvedimenti radicali che riguardano l'efficientamento, la semplificazione e la costruzione di quella nuova Regione Lazio che avevamo promesso in campagna elettorale e che vogliamo costruire nel modo più rapido e trasparente possibile».

Ai provvedimenti per il risparmio, della Giunta si allinea anche il Consiglio Regionale. Martedì scorso la Conferenza dei Capigruppo ha avviato le procedure per insediare le commissioni permanenti che sono passate dalle 19 della scorsa consiliatura ad 8. Le presidenze saranno tutte in carico alla maggioranza di centrosinistra che ha vinto le elezioni tranne la terza commissione (Vigilanza sul pluralismo dell’informazione) che spetta all’opposizione e probabilmente, grazie ad un accordo, potrebbe andare al Movimento 5 stelle.

Appare anche questo un provvedimento utile che consentirà un lavoro molto più snello al Consiglio oltre che una importante riduzione dei costi riducendo il numero di presidenze e vicepresidenze nonché quello dei dipendenti. Insomma partenza con il piede sull’acceleratore per Nicola Zingaretti che ha il difficile compito di restituire credibilità all’istituzione regionale del Lazio.

Silvio Marino