Su M5S Comunità ebraica divisa

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Corriere della Sera, Repubblica e Messaggero on line ieri pubblicavano grosso modo la seguente apertura: Grillo divide la Comunità ebraica romana.

Materia ghiotta per chi volesse scorgere in questa importante comunità delle crepe confondendole con il pluralismo presente nel suo Consiglio Direttivo. Ma torniamo alla notizia. La spaccatura, che coincide con la fuoriuscita dal consiglio romano di otto esponenti della componente Hazack, sarebbe sorta a seguito della famosa intervista del presidente Riccardo Pacifici al quotidiano israeliano Haaretz. Quella dove lo stesso Pacifici invitava gli ebrei italiani a fare le valige dopo il trionfo elettorale del Movimento 5Stelle accusato di antisemitismo.

Allora fu tirata in ballo dalla stampa la moglie iraniana e alcune precedenti dichiarazioni di Beppe Grillo e di alcuni frequentatori del suo blog, su Israele e gli ebrei che il comico si affrettò a stigmatizzare. I comici, soprattutto quando recitano la parte degli incazzati, di cose ne dicono tante. Il guaio è che le esternazioni grillesche e le dichiarazioni di Pacifici avevano immediatamente attirato l’attenzione della potente comunità Usa. E siccome Grillo è un comico ma non è scemo, sa che farsi nemici di questo tipo è estremamente svantaggioso per lui ed il suo movimento. Così si affrettò a fare marcia indietro sprecandosi in assicurazioni, che magari saranno state ribadite anche dai suoi due capogruppo del Senato e della Camera nel recente incontro con l’ambasciatore Usa in Italia.

Ma torniamo alla notizia. Che cosa scrivono gli otto esponenti di Hazack? «Ribadiscono il loro dissenso nei confronti della strategia di comunicazione e della metodologia decisionale attuate dal Presidente in carica della Comunità Ebraica Romana, Riccardo Pacifici. Particolarmente grave e intempestivo, in questo delicato momento della vita pubblica italiana, è l’ultimo episodio, la sua intervista rilasciata ad Haaretz e appresa dai consiglieri solo attraverso i mass media, anche se in parte esprime preoccupazioni condivisibili».

A questo punto abbiamo voluto vederci chiaro interpellando un altro esponente del CER, Vittorio Pavoncello. «La notizia è trapelata prima di ogni discussione nel Consiglio stesso – ci dice- in un certo modo contravvenendo a quella prassi che lo stesso Pacifici ha contraddetto con la sua intervista al Haaretz.» Pavoncello ci ha fatto anche notare che tutto sommato gli 8 dimissionari la pensano in sostanza come il loro presidente quando scrivono «l’indubbia tolleranza, da parte del Movimento Cinque Stelle, sulla presenza di commenti sul suo blog di affermazioni antisemite, razziste e xenofobe ci deve spingere tutti a vigilare su questi fenomeni».

Mentre ovviamente dissentono dall'estemporaneo invito di Pacifici a lasciare il nostro Paese. Insomma, le cose si potevano risolvere in famiglia e senza tanto clamore. A voler essere maliziosi si può pensare che gli 8 volessero mettere sotto scacco il loro presidente che peraltro è al suo ultimo mandato e dopo i quattro anni, non più rieleggibile. Anzi le sue dimissioni oggi lo rimetterebbero immediatamente in pista per la rielezione. Il che non gioca a favore di chi nella stessa comunità non ha sempre apprezzato la prossimità del presdente all’attuale amministrazione capitolina di destra. E’ comunque evidente che fra gli ebrei romani (almeno) circolano diffidenze e sospetti nei confronti del grillismo rampante. Diffidenze che potrebbero sfociare nella seria preoccupazione se M5S dovesse conquistare il Campidoglio alle prossime comunali.

Giuliano Longo