Vetere, Alemanno e il Pc che fu

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Anche Gianni Alemanno ha ricordato la figura del sindaco che venne dopo Petroselli e prima di Rutelli. Con Vetere, dichiara Alemanno, «se ne va un sindaco importante per questa città, uno di quei sindaci comunisti di una volta molto radicati nella città e capace di stare tra la gente. Vetere rappresentava quel sentimento di popolo che la sinistra un tempo aveva».

L'apprezzamento non è stato tuttavia gradito dal Pd che accusa il sindaco di strumentalizzare l'evento luttuoso, mentre l'ormai onorevole Miccoli a capo dei Democratici romani si limita a coprirlo dei consueti e delicati apprezzamenti quali "fazioso, arrogante e incapace”. Addirittura c'è qualcuno che accusa Alemanno di insultare la memoria del defunto sindaco.

Eppure in queste improvvisate reazioni v'è qualcosa che assomiglia molto alla "coda di paglia". Se è una verità incontestabile che la sinistra ha dato grandi sindaci degni della Capitale, compresi Rutelli e Veltroni, semmai stride il raffronto con quello attuale e la sua rapace classe dirigente, come tutti i pervenu al banchetto del potere, mai sazia.

Se la vittoria di Alemanno ha cambiato il paradigma storico di una città ormai ridotta a brandelli da una destra che ha confuso il potere con l'appropriazione talora indebita, che male c'è a ricordare che anche la sinistra ha cambiato i suoi connotati, il suo look (si usa dire oggi)? Il partito liquido e d'opinione si è sostituito alle federazioni, alle sezioni, addirittura alle cellule degli anni 50 ed in questa trasformazione ha cercato altre forme avanzate di contatto con le realtà sociali e territoriali. Così che i suoi gruppi dirigenti, abituati per lustri alla appagante arte di governo, hanno faticato a rientrare nella opposizione sempre troppo "responasibile" tanto da dare al popolo l'impressione di una certa fiacchezza di iniziativa. Lo stesso spettacolo di queste primarie non è certo confortante. Così come sono inutilmente deludenti le polemiche oltre misura di candidati alle primarie che ben poco hanno a che fare con questa città, con i suoi nervi scoperti ed i suoi abissi di disagio e malessere. Nè basta affermare che tutti Amano Roma, se non si dimostra di averla compresa perché la si è esplorata, sviscerata, analizzata dall'interno di tutte le sue contraddizioni.

Che Miccoli se la prenda tanto fa parte del legittimo gioco pre-elettorale. Semmai (ad onore di una polemica di altri tempi) avrebbe potuto ricordare che nel periodo in cui Vetere diventava sindaco nel 1981, Alemanno veniva arrestato con l'accusa di aver partecipato, assieme ad altri quattro, all'aggressione di uno studente di 23 anni, anche se poi venne prosciolto per non aver commesso il fatto. Ma comunque un "luminoso" inizio. Fatti e non insulti, giusto per recuperare quel deficit di anti- fascismo che è parso languire a sinistra in questi cinque anni che hanno segnato il governo capitolino della destra. Quindi consegnamo Petroselli e Vetere alla storia di questa città lasciando alla sinistra il compito di raccontare ai cittadini la cronaca dell'oggi, delle cose fatte e del da farsi, che li induca a ribaltare l'esito di quel 18 aprile del 2008.

Giuliano Longo