Sanità, «Sinergia tra medici di base e ospedali di zona»

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Il primo problema che Zingaretti e la Giunta appena insediata dovranno affrontare saranno i tagli della Sanità imposti dal Governo e in parte già concordati con la Regione: si tratta di un'impresa non facile che scontenterà parecchie persone a partire dal personale degli ospedali che inevitabilmente verrano chiusi per finire ai pazienti che non ne potranno più usufruire.

Una seconda sforbiciata colpirà in generale le spese che le ASL sostengono ogni giorno per mantenere l'assistenza sul territorio, dal contributo per i farmaci a quello per le analisi e le indagini strumentali.

La Federazione dei medici generici, forte della propria esperienza, avanza quindi un progetto per affrontare e risolvere il problema della riorganizzazione dell'assistenza sanitaria. A parlarcene in anteprima è il dott. Pier Luigi Bartoletti, Presidente della Federazione: «Anzitutto la premessa è che, insediata la Giunta, si proceda alle nomine di Direttori sanitari in base alle competenze e non alle appartenenze politiche; infatti con l’unica lodevole eccezione del prof Romano il quale, pur essendo di nomina PDL, vanta un currriculum di tutto rispetto, non vediamo altri personaggi legati ai partiti in grado di offrire la stessa competenza».

Poi passa a spiegare il progetto che la Federazione propone alla Regione per rendere efficiente l’assistenza nonostante i tagli. «Questa nostra proposta per il Lazio è anche la prima assoluta in Italia e le faccio un esempio concreto: quando un paziente si reca dal medico di base ha un servizio che, oltre ad essere limitato come fascia di orario, è altrettanto limitato dal punto di vista della copertura assistenziale. Chi si rivolge a noi per un problema sa che, diagnosi a parte, dovrà andare fuori per analisi e cure. Per questo motivo abbiamo concepito un progetto in cui al medico di base si affiancano strutture territoriali, in cui i pazienti possono trovare risposte alle proprie esigenze. Noi proponiamo di convertire tutti gli ospedali che verranno chiusi con i tagli governativi in strutture assistenziali operative sul territorio». Gli chiediamo in che modo però sarà possibile risparmiare rendendo al malato un servizio più efficiente.

Per Bartoletti «oggi il sistema sanitario non è più in grado di sostenere il costo di un ospedale dove ogni posto letto per la degenza costa ai contribuenti 800 euro: con la riconversione dell'ospedale in struttura di assistenza il contributo per lo stesso posto letto scenderebbe a poco più di 100 euro. In sostanza il medico di famiglia rimane ma cambia l'organizzazione: quando un paziente si ammala va dal medico di base e qui trova l'assistenza limitata a ciò che il medico può fare; per tutto ciò che egli non può fare il paziente deve rivolgersi altrove e con i tempi per le analisi e le indagini attuali ci sarebbero non poche difficoltà a cure tempestive ed efficaci. L'ammalato a questo punto rimane solo ad affrontare il problema e a dover ricercare il centro dove effettuare analisi ed esami specialistici».

Come pensate di risolvere questo problema? «L'alternativa valida è che il medico di base abbia a disposizione gli specialisti cui indirizzare direttamente i propri pazienti, Il primo passo quindi è quello di istituire l’ospedale di zona, convertendo quello chiuso per i tagli; il secondo è istituire i centri di prime cure di zona, tramite le ASL che individuano i locali a loro disposizione. Questi centri saranno disponibili 12 ore al giorno e potranno fornire una risposta mirata alla maggior parte delle esigenze; i casi che necessiteranno di cure più complesse saranno indirizzati negli ospedali di alto livello e il sistema consente di sfoltire le file assurde di codici bianchi e verdi che oggi affollano inutilmente i pronto soccorso.”

Silvio Talarico