Inchiesta Filobus: Alemanno in Procura dopo l’arresto di Mancini

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Gli inquirenti della Procura di Roma sentiranno il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno. Ad essere cauti si tratta di un normale atto istruttorio dell’inchiesta sull'appalto per la fornitura di 45 filobus della Breda Menarinibus dopo l'arresto dell’ex amministratore delegato Riccardo Mancini che sarebbe stato il collettore di una presunta tangente di 800mila euro transitati in parte dall’estero. A voler pensar male (che non si sbaglia quasi mai) si può anche supporre che l’inchiesta finisca invece per sfiorare la complessità del sistema di potere che dalle elezioni del 2008 in poi Alemanno ha messo in piedi. Lo dimostrerebbe la perquisizione nella sede della fondazione di Alemanno Nuova Italia. Creata nel 2003 quando Gianni era ancora ministro delle politiche agricole, la fondazione è stato il motore finanziario delle campagne elettorali di Alemanno.

Con un amministratore di tutto rispetto nella persona di Franco Panzironi che dal ministero seguì Alemanno per piazzarsi al vertice di Ama sino a quando malauguratamente incappò nel devastante scandalo di parentopoli. Le campagne elettorali, si sa, costano e Alemanno ci aveva provato sin da 2006 per farsi poi stracciare da Veltroni. Ma costa anche mantenere il potere quando lo si è conquistato come nel 2008. Mancini alla fondazione non risulterebbe nemmeno iscritto, ma non è un mistero che fu il tesoriere di Alemanno alle comunali. Inoltre la sua esperienza, prima nei carburanti e poi nelle bonifiche speciali, ne faceva un manager di fiducia e non un galoppino da gratificare dopo una campagna letterale vittoriosa. Normale quindi che Riccardo divenisse punto di riferimento di importanti affari già prima della sua nomina all’EUR nell’estate del 2009. Mancini si è riservato di non parlare in attesa che i suoi legali prendano visione degli atti.

Un atteggiamento che potrebbe non giovargli come non gli è giovata la deposizione spontanea resa qualche settimana fa dove ammise di aver intascato una modesta bustarella di 60.000 euro per prestazioni non meglio precisate, nel tentativo, lo afferma il Gip, di dirottare le indagini. «Le dichiarazioni dell’indagato hanno chiaramente avuto la funzione di dirottare su binari morti l’attività investigativa, contro ogni evidenza logica e probatoria» come scrive il gip Stefano Aprile nel motivare le esigenze cautelati. Dirottare da chi? Da che cosa? Alemanno dichiarava ieri di aver appreso con sollievo la possibilità di una sua convocazione in Procura. Ma l’amicizia del sindaco con l'ex Ad dell'EUR è notoriamente comprovata.

E ci mancherebbe altro. I camerati di un tempo Gianni non li ha mai dimenticato piazzandoli un pò qua e un pò là. Solo che Mancini è un pezzo da 90 che ha amministrato una baracca (con tutto il rispetto per quello che fu l'ente Eur) con un fatturato da 645 milioni di euro, un patrimonio immobiliare da 1 miliardo e mezzo nel quartiere Eur, dal Colosseo quadrato, al centro Congressi di Adalberto Libera, al Palazzo dello sport di Nervi, alla nuvola di Fuksas ancora in costruzione, al Velodromo, al grande Acquario del Laghetto a 4 parchi per 63 ettari di verde. Insomma, Mancini non è un rubagalline che con 60.000 euro “svolta” la sua vita. Anzi come amministratore di Eur spa (non ultimo l’archistar Massimiliano Fuksas progettista della Nuvola) gli sono venuti apprezzamenti per come ha amministrato. Lo stesso sindaco l’ha difeso sino a poco prima delle sue dimissioni, tanto che la scorsa estate lo fece riconfermare nell'incarico. Eppure all'inizio dello scorso anno, quindi prima della riconferma, il Messaggero avviò una lunga serie di articoli che parlavano di possibili implicazioni giudiziarie di Mancini proprio sulla vicenda bus/Menarini/ Fimeccanica. Senza che il Ministero del Tesoro, azionista di maggioranza di Eur spa al 90%, battesse ciglio. Giuliano Longo