Mancini non parla, Alemanno trema

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Mentre Gianni Alemanno lancia con l'assessore De Palo la sua lista civica destinata ad ospitare tutti i trombati o con poche speranze di essere rieletti alle prossime comunali, intorno a lui infuria la polemica sulle presunte tangenti dei filobus Menarini che l’altro ieri ha portato in carcere uno dei suoi sodali più accreditati al vertice del potere capitolino.

Una bella gatta da pelare soprattutto dopo la pubblicazione dei non proprio eleganti dialoghi, intercettati, fra il sindaco e l’ex Ad di Eur spa Riccardo Mancini, che dimostrano non solo una collaudata amicizia dai bei tempi andati ma una comunità di intenti nel gestire la cosa pubblica con criteri non proprio trasparenti. Mancini davanti ai giudici si avvale della facoltà di non rispondere ma l’establishment del Campidoglio trema tanto che qualcuno preconizza le dimissioni di Alemanno, voci alle quali è meglio non dare gran credito.

Per stare più tranquillo (si fa per dire) il sindaco si affida ai giudici anche perché altro non può fare. E gli altri ne approfittano per fare campagna elettorale. I grillini, ormai accreditati da qualche sondaggio al 30%, schizzano da tutte le parti. I Democratici si affrontano alle primarie con il chirurgo Marino e l’eurodeputato Sassoli fra i più accreditati alla candidatura. L’ex assessore Croppi forse si ritira e l'imprenditore Alfio Marchini impazza sui media. Così che al cronista risulta faticoso riportare tutte le dichiarazioni, le esternazioni e promesse, comprese quelle del candidato Cinque Stelle, l’avv. De Vito, che appena sbucato dalla rete, rilascia dichiarazioni a destra e manca ed invoca la risolutiva presenza di Grillo a Roma.

E poi ci sono gli altri. Ieri ad esempio Sassoli è andato in visita al Re.cup dell’Ostiense gestito dalla cooperativa sociale di Capodarco, che qualche tempo fa rischiava la chiusura. Un po’ come giocare in casa per David che con un certo mondo cattolico di sinistra ha una certa dimestichezza. Certo, lui come Marroni, che poi l’ha fatto, si sarebbe ritirato dalle primarie per farci entrare Marchini, ma Franceschini non ha voluto e Sassoli ha dovuto fare marcia indietro.

Marino domenica all’Eliseo ha lanciato invece la sua candidatura alle primarie con lo storico “Daje” che dovrebbe marcarne la vicinanza al più escluso dei borgatari, poi lunedì si è visto a La7 dalla Gruber dove ha pronunciato solo qualche battuta su Roma e sul finire della trasmissione. Ma oltre al capogruppo capitolino on. Marroni che oggi sostiene la candidatura di Sassoli, se ne è andato dalle primarie anche l’ex assessore regionale Nieri per ordini superiori di Smeriglio e Vendola, mentre la consigliera Azuni, anche lei di Sel e in corsa per le primarie, non se la sono proprio filata.

Restano ancora in campo Patrizia Prestipino, il socialista Di Tommaso, e il renziano ex ministro Paolo Gentiloni, che potrebbe correre a poche incollature da Marino e Sassoli. Morale: Pd spaccato da qui al 7 aprile, data delle primarie, e forse anche dopo. Marchini invece è affascinante e fa audience, così i media televisivi se lo contendono, tanto che ieri ha sfondato anche il muro della radio ai microfoni di Rai Radio 2 con “Un Giorno da Pecora”. Dove non si è risparmiato qualche ruggito polemico del tipo: «I comunisti seri non sarebbero mai arrivati a un mese dalle elezioni con delle primarie che si fanno sotto Pasqua con sei candidati. Sono una legittima rappresentazione di correnti interne». Levatosi il macigno dalla scarpa in omaggio alla tradizione dei suoi nonni, costruttori ma comunisti, si è messo a fare lo spiritoso, ma con un occhio agli umori popolari. E alla domanda su che endorsement vorrebbe ricevere, ha risposto: «Con l’aria che tira meno endorsement ci sono meglio è. Ma se potessi sceglierei Totti».

Forse ci siamo scordati qualcuno e ce ne duole. Potrebbe tuttavia dolersene anche qualche cittadino che, in omaggio al segno confuso dei tempi, si troverà a scegliere al primo turno almeno fra quattro candidati importanti: Alemanno, De Vito, Marchini e Marino o Sassoli (rigorosamente in ordine alfabetico). Al ballottaggio sarà un’altra danza. Del tutto incerta.

Giuliano Longo

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