Roma, primarie del centrosinistra: scrematura fatta ma restano le incognite

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E due disse il boia, ma fortunatamente non si tratta di teste tagliate ma solo di rinunce alla affollata corsa per le primarie del centrosinistra che indicheranno il competitor targato Pd di Alemanno, Marchini, Croppi, Medici, Bianchi e quant’altro. Durante il week end era toccato all’ex assessore regionale al bilancio Luigi Nieri abbandonare la corsa dopo aver addobbato Roma di manifesti. Una scelta dolorosa, ma imposta dai big del suo partito (Sel), Niki Vendola e il vice presidente della Regione Massimilano Smeriglio.

C’è di più, perché l'ex assessore ha deciso di sostenere alle primarie il prof. Ignazio Marino, l’outsider favorito dalla dirigenza del Pd romano ed introdotto nella competizione da Goffredo Bettini, che invece generosamente rinunciò a concorrere in proprio.

Ieri invece è toccato al capogruppo e neo deputato Umberto Marroni, che si ritira, ma punta le sue carte sull’eurodeputato David Sassoli con il quale aveva stretto un patto già da tempo. Quindi per il momento otre a Sassoli e Marino, restano in lizza Paolo Gentiloni, Patrizia Prestipino (Pd), Maria Gemma Azuni (che domenica scorsa ha convocato una conferenza stampa in tutta fretta per dissociarsi dalle decisioni dei vertici di Sel) e il socialista Mattia di Tommaso.

Qualche giorno fa circolava voce che anche il renziano ex ministro Gentiloni fosse lì lì per ritirarsi, in tal caso alle primarie si delineerebbe uno scontro Marino versus Sassoli dall’esito incerto. Insomma, la scrematura che il segretario cittadino Marco Miccoli aveva indicato un par di settimane fa pare realizzarsi con due candidature autorevoli in campo e altre tre di contorno. Situazione che da un lato dovrebbe semplificare le cose, dall’altro complicarle con una spaccatura verticale del partito che dopo quanto sta succedendo in Campidoglio con l’arresto dell’ex ad dell'EUR spa Riccardo Mancini, potrebbe davvero arrivare al ballottaggio con il candidato grillino.

Senza contare la candidatura civica di Alfio Marchini che è in campagna elettorale già da mesi. Non a caso sino a lunedì scorso pareva che l’imprenditore potesse partecipare alle primarie appoggiato dal duo Sassoli-Marroni, ma quanto sta succedendo in questi giorni dimostra che la scelta del gruppo dirigente romano va verso il cardiochirurgo che domenica all’Eliseo ha lanciato la sua candidatura all'insegna di un non ben precisato, ma molto esortativo, “Daje” che sarà il suo slogan per le primarie e forse per le secondarie.

Nel frattempo Marchini rinuncia alle primarie e corre come un periglioso siluro pronto a esplodere sotto la chiglia della corazzata Pd, ne sono una prova le sue frequenti presenze televisive che solo due giorni fa a Domenica Live di Canale 5 è stato seguito da 2.545.000 persone con uno share del 13,33%. di share. Nel Pd cresce invece l’insoddisfazione di alcuni circoli che ancora sabato sera denunciavano lo scontro interno fra le correnti che rischia di far perdere le comunali. Ma ci sono anche personalità notoriamente di sinistra come Giovanni Hermanin, Giuseppe Lobefaro e il sociologo Domenico De Masi che chiedono a gran voce un candidato civico individuato nell’ex assessore alla Cultura di Alemanno, Umberto Croppi.

Infine è caos primarie nei municipi. I molti esclusi hanno presentato ricorsi e annunciano battaglia. Si scioglie però il nodo del municipio XI, futuro VIII, dove non si faranno le primarie. Il Pd si era spaccato. Così la coalizione “Roma Bene Comune” ha deciso di ricandidare il presidente uscente, Andrea Catarci, di Sel. Avrebbe dovuto sfidare la presidente del Consiglio del parlamentino, Valeria Baglio, del Pd, che si è ritirata. E’ proprio il caso di concludere che se la Sparta di Alemanno piange, anzi si dispera, l’Atene dei Democratici non se la ride certo.

Giuliano Longo