Inchiesta bus, gip: «Per Mancini unica misura idonea è carcere»

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"Esiste concreto pericolo che l’indagato commetta delitti della stessa specie di quello per cui si procede (per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni). Lo si desume dalle specifiche modalità e circostanze del fatto. La gravità dei fatti contestati è indice che evidenzia, da solo considerato, il pericolo di recidiva. Un pericolo ribadito dalla circostanza che simili condotte s’inseriscono in un contesto istituzionale al quale egli non è per nulla estraneo. I suoi interlocutori, le persone dalle quali è circondato e da cui è più spesso contattato, appartengono ad una realtà istituzionale che ha un peso a prescindere dai ruoli formali". Lo scrive il gip Stefano Aprile nel motivare le esigenze cautelari a carico dell'ex Ad di Eur spa Riccardo Mancini. 

"Giova in particolare osservare come le modalità violente che hanno caratterizzato la storia personale di Mancini – si legge nell'ordinanza – ed eloquentemente evidenziate dal certificato penale, che segnala precedenti per porto illegale di armi e ricettazione, non siano estranee alle prassi istituzionali dell’indagato, così com’è evidenziato dalla concussione commessa. Deve infine ritenersi sussistente il pericolo d’inquinamento probatorio. Il fatto per cui è procedimento s’inserisce in un più ampio contesto corruttivo, non ancora chiarito nei suoi tratti essenziali, non essendo ancora noti compiutamente i flussi finanziari e la loro destinazione finale.

Le dichiarazioni dell’indagato hanno chiaramente avuto la funzione di dirottare su binari morti l’attività investigativa, contro ogni evidenza logica e probatoria. Dalle disposte intercettazioni telefoniche a carico di Mancini è emersa una (quasi ossessiva) prudenza dell’indagato Mancini a intrattenere contatti con il mezzo del telefono, preferendo questi utilizzare l’apparato solo per fissare appuntamenti diretti e riservati, pur ricoprendo egli posizioni pubbliche ed intrattenendo rapporti amicali, di lavoro e di comune interesse socio-politico con personaggi istituzionali di primissimo piano anche a livello nazionale.

Il medesimo Mancini è risultato, inoltre, seriamente preoccupato per dovere giustificare una certa disponibilità economica sui propri conti correnti negli anni passati a seguito di un accertamento dell’Agenzia delle Entrate al quale si appresta a fare fronte contattando alcune persone in grado di fornire i giustificativi, verosimilmente ex post. È emerso, inoltre, che Mancini dispone di altra utenza cellulare diversa da quella intercettata e non ancora compiutamente individuata". Insomma, per il gip "una misura diversa dalla custodia cautelare in carcere vanificherebbe le esigenze di tutela insite nel provvedimento restrittivo, tenuto conto dell’intensità delle ragioni cautelari.

Si aggiunga, con riguardo all’inadeguatezza di una misura quali gli arresti domiciliari, che egli in tale condizione potrebbe riprendere i contatti con l’ambiente, istituzionale e non, all’interno del quale sono maturati i fatti per cui è procedimento, nonché concordare con i correi posizioni difensive. Si consideri, infine, che una misura quali gli arresti domiciliari, consentirebbe la fuga immediata dell’indagato". Pertanto "la custodia in carcere appare proporzionata all’entità del fatto ed alla sanzione che si ritiene possa essere irrogata". Quanto invece alla posizione del commercialista Marco Iannilli per il quale la Procura aveva sollecitato l'arresto, tale istanza è stata respinta dal gip non ritenendo sussistenti le esigenze cautelari, considerata la sua confessione e la collaborazione con gli inquirenti.